La suggestione del lib-lab per un nuovo meridionalismo.

E già, perché si tratta del figlio di uno dei più illustri meridionalisti, quel Francesco Compagna che nella battaglia per l’emancipazione del Sud non trascurò mai le esigenze di legalità e di ferma repressione del fenomeno criminale.
In una fase della vita politica, sociale ed economica nazionale segnata da un’austerity imposta agli italiani, che ha provocato disagio sociale e povertà diffuse, con il dramma dell’occupazione giovanile e la cancellazione del tema del Mezzogiorno dalle agende politiche di tutti i similpartiti maggiori in circolazione, è un servizio alla memoria storica collettiva ricordare l’opera di Francesco Compagna ed è utile, al tempo stesso, nello sforzo di andare “Oltre” le appartenenze, per creare uno strumento politico Lib-Lab in Italia.
Compagna è stato un degno continuatore di quel filone meridionalista che si richiama a Fortunato, a Salvemini e a Dorso, ma in lui è sempre stata viva e presente anche la lezione di Benedetto Croce, di cui, fino all’ultimo, si è sentito allievo ed appare difficile sintetizzare la sua opera, poiché egli ha spaziato dalla docenza universitaria alla pubblicistica, dall’impegno parlamentare e di governo alla ricerca scientifica in un settore particolarmente importante per il Sud, quale è quello della geografia politica ed economica. Un intellettuale che si dedicò, specie negli ultimi anni, molto intensamente alla politica, riuscendo sempre a salvaguardare la propria autonomia, e che ha nella raccolta di saggi intitolata “Meridionalismo liberale” una sorta di paradigma culturale, con il richiamo “all’eresia socialista di Salvemini e al liberalismo puro e duro di Pannunzio”.
La rilettura di quegli scritti e dei tanti suoi articoli sulla rivista che egli fondò, con il titolo illuminante “Nord e Sud”, ci dà il senso dell’attualità del pensiero politico di Francesco Compagna, con una visione segnata dall’incontro tra liberalismo democratico e laburismo.
Innanzitutto, il problema del Mezzogiorno d’Italia che si ripropone oggi a livello europeo, rispetto al quale l’eredità meridionalista di Compagna ci deve servire per contrastare un ridicolo revisionismo storiografico, di esaltazione della dominazione borbonica e, più in generale, quella tradizione politica meridionale che, da Masaniello al comandante Achille Lauro, identifica la nostra peggiore tradizione politica, quella plebea e paternalista, che oggi sembra rivivere, tra la Sicilia e la Campania, nell’azione politica di sindaci e presidenti di Regione predicatori e populisti.
Particolarmente attuali poi, sono le considerazioni di Francesco Compagna sulle prospettive della sinistra. Il pensatore meridionalista individuava al tempo molte contraddizioni nella sinistra di classe, essenzialmente nel Partito comunista, che, oggi, mutatis mutandis si ripropongono sotto altra forma. Sono cambiati, almeno in parte, i soggetti sociali e, soprattutto, il linguaggio politico, per cui non si parla più di un proletariato rurale o di un sottoproletariato urbano o di piccola e media borghesia. Ma non vi è dubbio alcuno che il nostro problema sia quello di regolare il mercato in una cornice di diritti sociali per la difesa dei più deboli. E, certamente, i problemi che stanno oggi davanti ai sinceri riformisti e ai veri liberali sono ancora più complessi, perché nascono dal mercato globalizzato e dall’economia finanziarizzata che hanno generato la società liquida descritta da Zygmun Baumann, in cui la condizione di svantaggiato o di escluso non trova un riferimento preciso in una condizione che potrebbe definirsi di classe o, almeno, di gruppo ma, allo stato, in una sorta di impalpabile quanto amara condizione psicologica, quella, appunto, di “liquidità sociale”, da cui si può uscire solo se si riprende con forza la strada di una politica segnata da pensieri “forti” e laici, come quello di Compagna.

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