Che resterà di Berlusconi e della sua avventura politica quando deciderà di tornare alla sua vita privata o le vicende sempre imprevedibili della politica dovessero costringerlo ad un passo indietro?
E’ importante porsi questa domanda proprio nel momento in cui, con la nascita del PDL, la sua parbola sembra essere al culmine.
Si tratta di una domanda che oggi non ha una risposta. Per un motivo molto semplice: se Berlusconi sia uno dei tanti che hanno ricoperto posti di primissimo piano senza che la sua opera incida minimamente oltre il suo tempo, oppure se sia destinato a lasciare il segno, ancora non è dato di sapere. Infatti, la sua opera è’ ancora tutta davanti a lui, non alle sue spalle. E’, indubbiamente, il protagonista degli ultimi tre lustri della storia italiana: la sua grandissima capacità di creare consenso, speranze e illusioni gli ha permesso più volte di vincere e di risorgere dalle sconfitte.
Ma il suo programma, le sue promesse, compreso il famoso “contratto con gli Italiani”, sono ancora a zero o quasi. La giustizia e la separazione delle carriere, le buste paga non più strangolate dalle tasse, lo Stato che si impiccia delle nostre cose solo se indispensabile, la semplificazione delle procedure per svolgere le nostre attività, l’eliminazione degli sprechi, erano gli obbiettivi del partito liberale di massa evocato all’atto della discesa in campo del ’94. Ma gli stessi obbiettivi, con formulazione diversa, vengono declinati ancora oggi al futuro, senza che nel frattempo sia stato compiuto un passo in avanti.
La sinistra ha motivo di riflettere sul perché gran parte del successo di Berlusconi sia dovuto al suo presentarsi come il nemico giurato del comunismo, quasi la reincarnazione della “diga” democristiana di sessanta anni fa. L’anticomunismo del leader del PDL non è una ossessione, come denuncia l’Unità ( figurarsi, per i suoi scopi, in politica e negli affari, Berlusconi si intenderebbe anche con il diavolo). E’ una formidabile fabbrica di voti, grazie alla quale il presidente del consiglio è risorto varie volte dopo essere caduto. Un grande aiuto che ha largamente bilanciato e continua a bilanciare i delusi a causa dei sogni e delle promesse rimasti nel cassetto.
Ora che, fondendosi con AN, ha creato il grande partito che sognava, Berlusconi è all’apice del successo. Ma non potrà più addossare ad altri, agli alleati riottosi o all’opposizione sabotatrice, le responsabilità per le cose non realizzate.
In compenso avrà l’opportunità di dimostrare, se ne sarà capace, che la sua vicenda politica ha influenzato il corso della nostra storia.
n.c.

E’ vero, Berlusconi oggi pare all’apice del successo, ma secondo me non basta fermarsi a questa constatazione: sta giungendo anche all’apice del consenso, il che marca la differenza di oggi con il 94 e gli anni successivi. La folla ormai gli permette tutto: il piano casa, l’invocazione di maggiori poteri per l’esecutivo, l’estensione, ma purtroppo non la riforma, degli ammortizzatori sociali, perfino la sottovalutazione della crisi, per non parlare delle “simpatiche” goliardate. Franceschini, per trovare uno spazio al suo partito, tenta di radicalizzarsi, mentre diversi dei suoi, a spizzichi e bocconi, finiscono per ammettere le ragioni all’avversario. Non è che qualcosa non torna in questa gestione della sinistra?