All’inizio della campagna elettorale sostenevo che nonostante le previsioni sfavorevoli il PD avrebbe potuto vincere se avesse adottato una strategia politica tendente a estendere la coalizione verso il centro perché in politica oggi come negli scacchi chi presidia il centro ha buone possibilità di vincere.
Tanto più che il partito di Letta poteva avvantaggiarsi del fatto che la coalizione avversaria essendo trainata da Giorgi Meloni veniva percepita dell’opinione pubblica come spostata a destra (dico percepita perché, secondo me, la vera destra non è Meloni ma Salvini).
Ritenevo, inoltre, che il PD avrebbe dovuto presentare all’elettorato proposte idonee e combattere il caro-bollette che è oggi uno dei motivi di maggiore apprensione e a combattere l’inflazione che è il nemico più funesto (e a poco servono bonus sociali o provvidenze specifiche se il potere d’acquisto cala continuamente).
Inoltre, se una parte dei lavoratori potrà recuperare almeno in parte il potere d’acquisto
con i rinnovi contrattuali sono i piccoli risparmiatori che vedono sbriciolarsi quelle modeste somme messe da parte per far fronte alle necessità, specie peri più anziani, alle manchevolezze del sistema socio sanitario. Quindi si sarebbe dovuto precisare che eventuali nuove tasse necessarie per evitare un innalzamento del deficit pubblico avrebbero riguardato solo le categorie più abbienti.
Inoltre pensavo che avrebbe dovuto rifuggire dalla perniciosa e inveterata abitudine della sinistra di spaventare i ceti medi e anche quelli medio-bassi gettandoli in braccio alla destra.
Non è accaduto niente di tutto questo Il PD è andato incontro alla sconfitta e ha consegnato l’Italia alla destra, Tuttavia, aver perso le elezioni può essere solo un episodio e anche all’opposizione si può svolgere un ruolo importante tanto più che la coalizione vincitrice non mi sembra poi molto coesa.
Ma il PD correrebbe incontro all’autoaffondamento definitivo se decidesse di reagire alla sconfitta cercando un’ alleanza strategica con M5S. Una cosa era l’accordo che dette vita al governo Conte II per reagire alla mossa di Salvini e scongiurava le elezioni anticipate, una cosa ben diversa sarebbe un’alleanza strategica che vedrebbe il PD in posizione subordinata e che sarebbe inevitabilmente portato su posizioni oltranziste lontane dalla sua natura e dal suo ruolo che finora bene o male è stato un perno centrale nello schieramento politico italiano.
Dopo aver parlato tanto di centralità del lavoro finiremo per divenire araldi del reddito di cittadinanza? Ritengo PD e M5S alternativi. Occasionalmente possono convergere su alcuni provvedimenti ma non vedo la possibilità di un’alleanza duratura.
E questa è l’unica mossa di Letta che ho condiviso nella recente campagna elettorale. Andare in cerca del campo largo vorrebbe dire una definitiva perdita d’identità.
Gabriele Parenti

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