
Il provvedimento anticostituzionale che paga gli avvocati 615 euro per ogni migrante rimpatriato, grazie all’intervento del Presidente Sergio Mattarella, dovrà essere modificato.
siccome il decreto scade sabato 25 aprile, i parlamentari dell’opposizione resistendo anche con l’ostruzionismo potrebbero regalarci un motivo in più per celebrare la festa della Liberazione.
La norma del rimpatrio viola i seguenti articoli della Costituzione:
– art 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
– art 24 “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.”
– art 111 “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.”
In sintesi, lo Stato sta cercando di “comprare” l’esito di un processo, eliminando il conflitto giudiziario tramite una transazione economica che coinvolge il difensore, il quale si trova in una posizione di conflitto d’interessi insanabile tra il proprio guadagno e il diritto del migrante a restare nel Paese.
Una norma così palesemente incostituzionale non può essere frutto solo dell’arroganza e dell’ incompetenza di chi l’ha voluta ma è il segno di una pericolosa cultura politica di stampo razzista e illiberale.
Uno Stato di diritto non può strutturare incentivi economici che distorcono la relazione tra difensore e assistito, indipendentemente da chi sia l’assistito. Questo vale per i migranti come per chiunque altro, ed è esattamente il senso universale dell’art. 3, quello sull’eguaglianza.
Un concetto che proprio non alberga nella mente dei politici di estrema destra che sono al governo.
Enrico Rossi

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