Questo Papellum (cioè la banale spartizione dei posti postelezioni), presentato come grande scoop, può suscitarci tutto tranne che meraviglia o, figuriamoci, stupore.

Si capisce che nell’afa ferragostana si sia sentito il bisogno di elevarsi un tantino, mediaticamente parlando, al di sopra del solito gossip estivo ormai noiosissimo nell’Italia sobria,rigorosa e soprattutto povera dell’era montiana, ma per quanta buona volontà ci si metta è difficile rintracciare una sia pur vaga parvenza di scoop nella pubblicazione dello schema stabilito a tavola e subito elevato a rango di documento riservatissimo con il pomposo nome di Papellum – chè noi, quando si vuole fare le persone serie, si ricorre al latino e si va a colpo sicuro, specie se c’è da nobilitare una porcheria ammantandola di retorica ciceroniana.
Il fatto è che questo Papellum, da qualunque punto di vista lo si voglia guardare, può suscitarci tutto tranne che meraviglia o, figuriamoci, stupore; non si capisce infatti dove stia la novità di questo accordo, nè nel metodo nè nel merito. Trattasi infatti di normalissima, bassa e del tutto coerente gestione della propria ragion d’essere, detta anche rendita di posizione, che caratterizza tutta la ex-politica italiana, oggi ridotta a post-politica del tutto svincolata dal proprio ruolo progettuale e fortemente ancorata al mantenimento di un potere che ha un valore puramente lobbistico – o sei dentro o sei fuori, ma fuori la vita è durissima e senza sconti e questo fa la differenza, certo non in meglio.
Che tutti i capicorrente del Pd, perennemente in lotta fra loro in tempi di vacche grasse, siano pronti ad unirsi come un sol uomo di fronte al rischio di essere cacciati fuori – rispettando peraltro lo Statuto del partito, che però vale meno della Dracma se ancora fosse circolante – dai sovversivi Rottamatori, e siano disposti ad allearsi in nome non già del bene comune ma del comune interesse a garantirsi un’altra comoda legislatura di sopravvivenza, ci pare del tutto logico, e per di più ampiamente annunciato. Dai tempi della prima Leopolda, ormai due anni fa, gente che si era accoltellata fino al giorno prima ha fatto fronte unico nella gara all’insulto più becero ed al boicottaggio più infantile ad ogni iniziativa di Matteo Renzi. Nè lui, a dire il vero, si è mai aspettato che qualcuno gli dicesse: ma prego, vai pure avanti tu che noi abbiamo già dato. Sapeva che sarebbe stata lotta dura e non ne ha mai fatto mistero.
E l’estenuante rinvio delle primarie, che tutta la vecchia guardia sconfessa e continua a ritenere non prioritarie, politicamente parlando, in attesa di escogitare regole lambiccate e meccanismi arzigogolati che le rendano del tutto inservibili allo scopo per cui invece erano nate, era già un segnale chiarissimo di quanto si stava preparando in casa Pd, per salvare la presunta unità del partito – ovvero per mantenere intatti ruoli ed equilibri a scapito di ogni possibile tentativo di rinnovamento. Che ormai questa è diventata una parola impronunciabile, una sorta di discriminante sociale per cui chi la invoca è irrimediabilmente out, trattato alla stregua di un parvenue rozzo e maleducato al cospetto dei custodi della intoccabile purezza politica della gerarchia mummificata.
Ma di fatto potremmo estendere questo ragionamento a tutti i partiti, alle prese con lo stesso problema, ovvero come mascherare la loro totale irresponsabilità di fronte alla catastrofe cui ci hanno portati e negare ogni addebito personale, convincendo con qualunque mezzo e artificio gli elettori a sostenerli ancora alle prossime elezioni. E non vogliamo neanche entrare qui nel merito di una qualche previsione elettorale, che sarebbe del tutto prematura e azzardata, ma più probabilmente inutile visto che appare sempre più credibile la riconferma della ammucchiata parlamentare intorno a Monti, ma vorremmo fin d’ora dotarci di un efficace antidoto contro tutti i presunti scoop che da qui alle elezioni politiche ci verranno affibbiati da giornali e giornalisti intenti a combattere non già per la correttezza dell’informazione ma per la utile salvezza della propria lobby di riferimento.
Fare leva su una farisaica indignazione morale d fronte agli accordi miserrimi dei partiti, dentro i partiti e fra i partiti, non ha alcun valore etico perchè tutto quello che viene fatto sottobanco è figlio dell’orrendo Porcellum che ha elevato la partitocrazia a sistema codificato ed ha sottratto ai cittadini ogni possibilità di partecipazione, di azione e di controllo dei meccanismi della politica. Una legge elettorale, da sola, non basta a giustificare tanto degrado, ma di certo contribuisce parecchio, specie quando cade in una fase già avanzata di disfacimento politico e sociale, come è accaduto per il Porcellum che non è l’asteroide impazzito piombato su di noi come una disgrazia imprevedibile – come ora tutti si affannano a farci credere – ma il frutto di un accordo bipartisan che tutte le forze politiche a suo tempo hanno sottoscritto, consce di garantirsi in questo modo l’immortalità e, prima ancora, l’intangibilità delle loro posizioni.
Ai cacciatori di scoop, dunque, ricordiamo che Papellum è figlio di Porcellum – sì quella porcata contro cui ci battemmo in pochi e nessuno ci ascoltò, ovviamente. Perbacco, quando si è impegnati a cercare scoop, non si può mica perder tempo con queste sciocchezze.

Questo discorso delle “correnti” , delle elezioni e dei partiti mi sembra fuori dalla realtà! La crisi che rode tutta l’Europa e che sgretola l’Italia é appena cominciata, ci saranno i peggiori 10 anni per gli europei, probabilmente quando la Merkel non sarà piu’ al potere la crisi si abbatterà anche sulla Germania e sarà la fine probabile dell’euro e l’Italia, chiunque sia il suo dirigente, sarà costretta a sacrifici che faranno rimpiangere agli italiani quelli che stanno facendo adesso.