
Dall’iniziativa di Eugenio Mazzarella al rilancio di Enrico Rossi: una proposta per trasformare il Nobel in un riconoscimento alla memoria delle vittime e al diritto alla pace di tutta l’infanzia colpita dalle guerre.
C’è un’idea che merita di superare i confini dei singoli giornali e diventare una grande iniziativa civile: proporre il Premio Nobel per la Pace come riconoscimento simbolico ai bambini di Gaza e, attraverso loro, a tutti i bambini vittime delle guerre.
La proposta, avanzata dal filosofo Eugenio Mazzarella, è stata rilanciata da Avvenire e ripresa il 14 agosto da Enrico Rossi sulle pagine di Pensalibero. Il cuore dell’appello è semplice e potente: dare voce a chi dalla guerra non ha scelto nulla, ma ne subisce le conseguenze più drammatiche.
L’iniziativa trova un precedente anche sulle pagine dell’Avanti, che già il 17 settembre 2025 aveva pubblicato, a firma di Angelo Santoro, un intervento dal titolo “Perché dare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza”, sostenendo la necessità di trasformare la memoria dei bambini uccisi e feriti in un messaggio universale contro la guerra.
Oggi, dunque, è il momento di unire queste voci. Avanti, Avvenire, Pensalibero, il professor Mazzarella e quanti hanno già aderito possono fare un ulteriore passo: costruire una rete di giornali, intellettuali, amministratori, associazioni e cittadini capace di dare forza e visibilità all’appello.
L’obiettivo non è contrapporre le vittime, né dimenticare i bambini israeliani, ucraini, russi, iraniani, sudanesi e quelli di ogni altro conflitto. Al contrario: Gaza può diventare il simbolo di un messaggio universale, quello secondo cui ogni bambino, qualunque sia la sua nazionalità, religione o appartenenza, ha diritto alla vita, alla memoria, alla scuola e alla pace.
Per questo proponiamo di promuovere una riunione online, coordinata da Cesare Mannucci, alla quale invitare i promotori dell’iniziativa e rappresentanti di altre testate giornalistiche, televisioni, associazioni e realtà della società civile. Una riunione aperta, con l’obiettivo di mettere in comune idee, adesioni e strumenti per far crescere la proposta.
Secondo quanto riferito da Pensalibero, l’appello ha già raccolto migliaia di adesioni. Il Nobel, naturalmente, non può restituire una vita perduta né cancellare le ferite della guerra. Può però diventare, se questa proposta riuscisse a raggiungere una dimensione internazionale, un potente gesto di memoria e un richiamo alla responsabilità della comunità internazionale.
Non si tratta di premiare un governo, un esercito o un leader. Si tratta di mettere al centro della scena coloro che dalla guerra non hanno alcuna responsabilità: i bambini.
È da loro che può partire un messaggio capace di parlare al mondo: la pace non può essere soltanto una parola pronunciata dai potenti. Deve essere innanzitutto un diritto di chi non ha il potere di difendersi.
Perché la memoria di un bambino vittima della guerra non appartiene a un popolo soltanto: appartiene all’umanità.
Angelo Santoro
Pensalibero.it 14 agosto 2026
Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza
di Enrico Rossi
Eugenio Mazzarella, filosofo e docente alla Federico II di Napoli, ha proposto attraverso Avvenire di candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace. L’idea è quella di trasformare il Nobel in un riconoscimento alla loro innocenza violata e, attraverso di loro, a tutta l’infanzia vittima delle guerre.
Mazzarella è tornato ieri sull’iniziativa con un articolo intitolato “Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza: un riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra”. Il passaggio centrale è molto forte: assegnare il Nobel ai bambini che la pace non l’hanno avuta significa affermare un diritto alla memoria per quelli uccisi e un diritto alla pace per quelli sopravvissuti. Nel testo ricorda esplicitamente anche i bambini israeliani uccisi il 7 ottobre, quelli ucraini e russi, iraniani e sudanesi: Gaza diventa il simbolo concreto dell’infanzia travolta dalla guerra.
L’appello ha avuto una risposta notevole: già il 10 agosto Avvenire parlava di oltre 3.000 adesioni, tra cittadini, docenti, religiosi, sindaci e personalità politiche. Hanno aderito, tra gli altri, Elly Schlein, Bersani, Provenzano, Orlando, Turco, Ruotolo, Ricci, Fratoianni, Bonelli; tra gli intellettuali erano già comparsi Massimo Cacciari, Luigi Manconi e Stefano Zamagni, Moni Ovadia.
Mi sembra un’iniziativa bella e politicamente forte, soprattutto perché non chiede di premiare un governo, un esercito o un leader, ma mette al centro coloro che della guerra non hanno alcuna responsabilità e ne pagano il prezzo più atroce.
Si aderisce molto semplicemente scrivendo una mail ad Avvenire all’indirizzo:
È lo stesso quotidiano a indicarlo nell’articolo dedicato all’appello di Eugenio Mazzarella.
Puoi scrivere anche solo poche righe, indicando nome e cognome e dichiarando l’adesione.
Per esempio:
Aderisco all’appello promosso da Eugenio Mazzarella e rilanciato da Avvenire per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza.
Nome e Cognome
E
Il Nobel non potrebbe restituire una sola vita né cancellare una sola ferita. Ma potrebbe mandare al mondo un messaggio semplice e potentissimo: nessuna ragione di Stato può rendere accettabile la sofferenza e la morte dei bambini.
Forse la pace comincia anche così: rifiutandoci di considerare inevitabile ciò che è intollerabile per la nostra coscienza.
Enrico Rossi
ANGELO SANTORO 17 SETTEMBRE 2025
Perché dare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza
In questi 23 mesi di guerra nella Striscia di Gaza il bilancio è ormai disumano: oltre 20.000 bambini uccisi, decine di migliaia feriti, migliaia con disabilità permanenti secondo Save the Children. Le scuole, gli ospedali, le strutture essenziali sono stati gravemente danneggiati: il 97 % delle scuole e il 94 % degli ospedali non funzionano come prima. La malnutrizione cresce in modo irreversibile: oltre 5.000 bambini tra sei mesi e cinque anni hanno richiesto cure per “malnutrizione acuta”. La crescita del fenomeno è drammaticamente esponenziale. Sono dati che non possono essere ignorati perché parlano non solo di morti ma di futuro negato. Queste cifre attestano che i bambini a Gaza non sono solo vittime, lo sono nella carne e nella mente, ma – aldilà della tragedia – rivelano una sostanza di eroismo negli atti minimi: il pianto silenzioso, il soccorso improvvisato, la sopravvivenza nonostante tutto. Il riconoscimento del Nobel per la pace non è un gesto simbolico vuoto ma può essere un presidio morale forte. Assegnarlo alla memoria dei bambini di Gaza, a coloro che sono morti o sono viventi ma segnati, equivarrebbe a dire che non c’è ossessione militare che giustifichi la distruzione della civiltà, che non c’è potere politico o militare che possa ignorare i dettami del diritto umanitario, che la comunità internazionale non sopporta l’indifferenza. Inoltre vi sono sviluppi istituzionali che rendono ancora più urgente questo riconoscimento: la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella guerra su Gaza. Un’azione di questo tipo non basta da sola ma disegna il contorno della responsabilità internazionale. Dare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza significherebbe far valere ciò che spesso resta sulla carta: protezione dei civili, sacralità dell’infanzia, obbligo di garantire cibo, acqua, cure e istruzione anche in guerra. È anche una sfida ai regolamenti, alle procedure, alle pressioni geopolitiche: un gesto che metterebbe alla prova la credibilità di quelle istituzioni che hanno il diritto – e il dovere – di premiare la pace. Non si tratta di scegliere un eroe tra leader politici o nazioni, ma elevare la voce dei più deboli. Se per un anno la voce di questi bambini potesse essere il motivo principale per cui il Nobel è assegnato, allora forse una lezione si imparerebbe: la pace non è solo assenza di guerra ma riconoscimento del valore dell’umanità. Consegnarlo a Trump come ha chiesto Netanyahu sarebbe un insulto alla memoria dei bambini uccisi, menomati e falcidiati dai missili e dalle bombe americane ed europee.

Lascia un commento