
Del tutto a corto di argomenti (se non le solite balle tipo “giudici sottomessi alla politica) lo schieramento del NO ha deciso di ricorrere all'”arma fine di mondo”.
Ovvero trasformare il referendum in un plebiscito antimeloni.
Il maitre a penser di Elly, Goffredo Bettini, ha reso addirittura esplicita la strategia cercando di conferirle dignità politica: “io sono per il SI ma, considerato il contesto, voto NO per dare contro al governo in nome dell’incombente pericolo fascista”.
Dopo tutta la litania iniziale circa lo stare sul quesito e non buttarla in politica, questo sbraco ha un che di avvilente circa i deliri cui possa condurre certa faziosità “de sinistra”.
Ma sono cavoli di Bettini, se non si rende conto della cifra miserrima che esprime la sua strategia.
Il nodo vero è la sua potenziale autolesività.
L’operazione, infatti, è evidentemente tutta mutuata dal referendum 2016.
Gli odiatori di Renzi (segnatamente dalle sue parti) seppero renderlo, a tutti gli effetti, un plebiscito su di lui e solo su di lui.
E, quella volta, andò loro bene.
Ma la situazione non mi pare assimilabile alla tornata presente.
Anche perchè un ruolo decisivo della debacle renziana lo giocarono i media berlusconiani.
Come noto, dopo lo sgarbo dell’elezione di Mattarella servita come “fatto compiuto”, il Cavaliere (che pure aveva fatto votare buona parte della riforma sottoposta a referendum confermativo) la giurò a colui che, un tempo, vedeva come auspicabile “delfino”.
E gli schierò contro TV e giornali di riferimento.
Che eseguirono il mandato in maniera martellante e molto efficace.
Oggi lo scenario è totalmente diverso.
E, nonostante sforzi e denari investiti (800.000 € e altri 300.000 in arrivo), il fronte del No non è in grado di colmare il deficit comunicazionale rispetto al volume di fuoco che i media, poco meno di 10 anni fa, seppero esprimere contro Renzi.
Per di più, tra false interviste a martiri della mafia e dichiarazioni pubbliche di segno opposto che riemergono dal web, lo fa pure male.
Quindi la questione è: siete sicuri che evocare un plebiscito sulla Meloni, porterà a votare più elettori del NO e non anche del SI?
E se il SI vince avrebbero regalato una vittoria politica pazzesca alla Presidente del Consiglio.
Come si suol dire: su un vassoio d’argento.
Valeva davvero la pena correre questo rischio per pura e semplice genuflessione alle esigenze corporative della magistratura organizzata per correnti?
Stefano Pillitteri

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