5. Cosa e come raccontare?
Essendo il termine racconto museale ancora in corso di definizione, o avendone accettato la polisemia o, meglio, il suo essere un termine che include tante categorie, possiamo considerare tutte le possibilità che ci si offrono vedendo quale di esse sia più vicina al museo in questione. Romanzo o racconto? Racconto breve? Poesia? Una guida oggettiva? Un diario di viaggio? Una guida di viaggio su micro itinerari tematici? Di un viaggio lungo un percorso a bivi in cui diventiamo parte della narrazione? Nella scrittura non è corretto imporre una regola. Se la narrazione però ha lo scopo di essere a servizio di un preciso obiettivo la regola si dovrà invece scegliere. Quello che importa è che, una volta scelta, essa venga seguita con coerenza. Pongo sul piatto la mia versione della regola, una scelta accanto alle tante possibili.
Raccontare per il museo – Per raccontare nel museo o raccontare il museo si dovrebbe partire da qualcosa che ne è parte. Sembra una banalità ma non lo è. Siamo circondati, specie dopo il lancio delle aziende che si occupano di realtà virtuale, da numerose animazioni che non hanno un legame reale con l’istituzione che le ospita. Non ritengo corretto prendere a pretesto un elemento del museo per non dire di fatto nulla né su esso, né sul museo. Il museo diventerebbe l’astratta cornice di un esercizio letterario che potrebbe essere svolto in qualsiasi altro luogo. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/il-museo-dai-mille-volti-spunti-di-lavoro-per-una-narrazione-museale-post-covid-19-seconda-parte_3041.html

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