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Il morso del leone

In Europa si discute di diritto internazionale come ai tempi di Elisabetta la Grande dei principi di navigazione. Gli ambasciatori di Spagna deprecavano i corsari e la regina d’Inghilterra dava ai meschini volentieri ragione mentre riempiva i suoi forzieri dei tesori dei galeoni depredati. Mentre in America, una nazione priva di etichetta cortigiana, la stampa deride i sistemi difensivi russi impiegati in Venezuela come in Iran, gli stessi. Pezzi sovietici aggiornati che Putin vantava come impenetrabili. Khamenei e Maduro dormivano sonni tranquilli. La loro contraerea non ha centrato un bersaglio che fosse uno.

di Riccardo Bruno | 11 Gennaio 2026

In Europa si discute di diritto internazionale come ai tempi di Elisabetta la Grande dei principi di navigazione. Gli ambasciatori di Spagna deprecavano i corsari e la regina d’Inghilterra dava ai meschini volentieri ragione mentre riempiva i suoi forzieri dei tesori dei galeoni depredati. Mentre in America, una nazione priva di etichetta cortigiana, la stampa deride i sistemi difensivi russi impiegati in Venezuela come in Iran, gli stessi. Pezzi sovietici aggiornati che Putin vantava come impenetrabili. Khamenei e Maduro dormivano sonni tranquilli. La loro contraerea non ha centrato un bersaglio che fosse uno.

L’unico motivo per cui si possa pensare che la Russia alla fine sia costretta a mollare in Ucraina è dovuto alla difesa dello spazio aereo. Gli americani sono in grado di controllarlo dal primo momento, i russi no, devono sparare missili da chilometri di distanza. Se l’Europa allestisse una flotta per bombardare le posizioni russe nel Donbass avrebbe buone possibilità di farle sloggiare. Solo che in Europa, i generali dopo ottanta anni di pace non contano più niente o sono tipo Vannacci. In America esercitano una certa pressione sulla Casa Bianca, che deve tenerli da conto, anche se costituzionalmente li comanda.

Il colpo che ha subito l’Iran dall’azione congiunta Israele statunitense, è stato mortale. Teheran confidava davvero di mettere in scacco lo Stato ebraico prima con il sette ottobre, poi con Hezbollah, con il blocco del mar rosso, persino con l’agitazione delle piazze. Al contrario i mullah hanno perso su tutta la linea e ora la piazza le si rivolta in casa. Può anche darsi che riescano a riprendere in mano la situazione, ma una rivolta come quella che si sta consumando in queste ore è destinata a lasciare un segno sul regime di fine epoca, di un tracollo prossimo venturo. Il prestigio del governo è perso. Khamenei ha già un piano di fuga in Russia, e sarebbe il secondo capo di governo della regione dopo Assad. Ecco gli effetti della guerra in Ucraina. Qui si discutono i chilometri conquistati, quando sono venuti giù o stanno venendo, i principali alleati della Russia in Medio oriente. L’America ha un solo alleato da sempre, Israele. L’Europa non lo sa di chi sia alleata nell’area, perché ogni singolo paese europeo ha i suoi affari diversificati e sui rapporti con l’Iran è meglio stendere un velo pietoso.

Anche la vicenda del Venezuela impatta sulla realtà iraniana perché i due regimi erano connessi. Il diritto internazionale è tale che se l’occidente democratico condanna il governo venezuelano, subito quello diventa prezioso per russi, cinesi ed iraniani, esattamente come è successo con la contestata elezione di Maduro nel 2018. Solo Landini pensa che sia stato un verdetto popolare. Il principale affare che teneva in piedi le relazioni fra Venezuela e associati è il petrolio. Colpire il petrolio venezuelano, significa spostare gli equilibri del mercato e nel caso l’antifona non fosse chiara, l’America ha sequestrato cinque petroliere russe in dieci giorni. Il Cremlino ha ragione di protestare. Il sequestro è stato fatto contro il diritto di navigazione e di quello internazionale e l’America lo continuerà a fare, esattamente come faceva l’Inghilterra del Seicento. Così si domina il mondo.

Gli europei sono sbigottiti. Tanta prepotenza potrebbe portare la Cina ad invadere il Taiwan, perché anche se la Cina è quella ancora meno danneggiata dalla vicenda venezuelana, è pur sempre un competitore importante. Messa alle strette reagisce sul piano militare. Esattamente quello che i generali americani sperano. Un attacco cinese al Taiwan sarebbe la fine del governo di Pechino. Basta paragonare le sue portaerei a propulsione convenzionale contro quelle nucleari statunitensi. A parte che sono tre contro una decina, i cinesi non hanno compreso il principio fondamentale della potenza di una portaerei, cioè quella delle missioni compiute. Durante la guerra in Iraq la Nimitz, costruita negli anni Settanta del secolo scorso, ne fece quattromila in un giorno. La progettazione delle tre portaerei cinesi, costruite dal 2002 ad oggi, ne permette, forse quattrocento. La flotta giapponese a Midway se la caverebbe molto meglio.

Questa superiorità militare americana è una superiorità politica, con la quale presto tutti dovranno fare i conti e ancora l’America non l’ha spiegata interamente. L’America è una nazione, escluso Theodore Roosevelt, tradizionalmente in equilibrio fra interventismo e isolazionismo. Maduro poteva rovesciarlo in un modo o in un altro dopo un mese dal suo insediamento. Lo ha fatto quando Putin ha rifiutato gli accordi di pace in Ucraina. L’obiettivo politico militare americano non è Maduro e non è nemmeno l’Iran che sta per cadere. L’obiettivo è Putin. Tolto Putin con la Cina si può ragionare.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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