
In un panorama geopolitico che sembra sgretolarsi sotto i colpi di tweet (ora rinominato ufficialmente “post” su X, ex Twitter) al vetriolo e minacce trasversali, l’ultima uscita di Donald Trump segna un solco profondo nel rapporto tra l’Occidente e i suoi storici pilastri di sicurezza. “Non abbiamo bisogno dell’aiuto della Cina, né di quello della Nato”, ha tuonato il tycoon, rilanciando con forza una dottrina “America First” che oggi appare più radicale e isolata che mai.
Un’affermazione che non solo gela le diplomazie europee, da tempo in affanno nel tentativo di ricucire il dialogo con Washington, ma che suona come una sfida aperta a quel multilateralismo che ha garantito l’equilibrio globale negli ultimi decenni. Liquidare la Nato, in un momento di tensioni crescenti, significa per Trump scommettere tutto sulla forza solitaria degli Stati Uniti, ignorando che la complessità delle minacce odierne — dal Pacifico al Medio Oriente — difficilmente permette di ballare da soli senza calpestare i piedi a qualcuno.
E mentre Trump chiude le porte agli alleati storici, da Teheran giunge un monito che sa di realismo tragico. “Le minacce non portano la pace”, hanno ribadito le autorità iraniane, in risposta alle pressioni e alle operazioni militari che Washington ha intensificato su più fronti per controllare le rotte energetiche e stabilizzare, a modo proprio, i prezzi delle esportazioni. La Repubblica Islamica, pur stretta nella morsa di proteste interne e di una crisi economica soffocante, rifiuta negoziati sotto ricatto, rivendicando il controllo dello Stretto di Hormuz e la propria sovranità.
La strategia di Trump sembra chiara: un ritorno prepotente alla forza bruta, condita da immagini create dall’intelligenza artificiale per amplificare la percezione del pericolo e una narrazione muscolare che serve più ai sondaggi interni che alla stabilità globale. Ma la storia ci insegna che quando la diplomazia cede il passo all’unilateralismo, i margini di errore si assottigliano pericolosamente.
In questo scenario, l’Europa resta a guardare, orfana di una guida americana che sembra aver smarrito la bussola della cooperazione. Se Washington decide di fare a meno di tutti, rischia di trovarsi presto circondata solo dai propri spettri, mentre Teheran, pur tra mille contraddizioni, ricorda al mondo che il sentiero della pace non si costruisce mai sulla punta di una baionetta o con la cancellazione dei trattati.
Giuseppe Basilico

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