
La negazione dei diritti rappresenta il tratto distintivo dei tempi attuali.
Essa esprime emblematicamente la cesura tra il XX ed il XXI secolo.
Potremmo dire che finalmente, con il conclamato disconoscimento del diritto internazionale, siamo entrati nel ventunesimo secolo e che, sia pure con qualche ritardo, abbiamo lasciato definitivamente andare il secolo XX.
Non che il vecchio secolo fosse stato esente dalle tentazioni di stracciare i diritti umani, fossero essi di natura individuale o collettiva, legati alla dimensione etnica o religiosa, relativi alla sfera nazionale o a quella internazionale, in guerra ed in pace.
Anzi.
Il ventesimo secolo come nessun altro si è macchiato dei crimini più efferati contro l’umanità da qualsiasi punto di vista li si voglia osservare.
Certo i tempi ancor più antichi avevano registrato anch’essi genocidi e distruzioni.
Si pensi alla mattanza degli Incas e delle popolazioni del Centro e Sud America all’epoca dei conquistadores o al più recente e terribile genocidio dei nativi americani, quelli che Colombo aveva scambiato per Indiani.
Anche quegli avvenimenti si collocavano a valle di percorsi di conquista o di guerra finalizzati ad occupare con violenza oltre che avidità le terre di quelle genti.
Il secolo ventesimo in più aveva registrato la totale aberrante rivendicazione della cancellazione del diritto all’esistenza da parte di alcuni verso altri ad essi accomunati dalla stessa cultura e civiltà.
I primi azzannavano i secondi per imporre la supremazia di una presunta razza, tanto scellerata quanto inesistente, contro tutti coloro che se ne distaccavano affermando la comune origine degli uomini.
Insomma si trattò di un delirio alimentato dalla negazione dell’altrui diritto ad esistere.
Quella negazione coagulò il mondo in difesa dell’umanità tutta intera, senza distinzioni e affermò il diritto insopprimibile di uomini e donne, popoli e nazioni di vivere in pace secondo la propria volontà in una cornice di Istituzioni internazionali deputate a garantire quel diritto e quella volontà.
Su quel principio riconosciuto e dichiarato da tutti, a guerra finita, come fondamento costitutivo del consorzio umano, l’Umanità giurò solennemente che mai se ne sarebbe allontanata e chiamò la memoria delle atrocità subite e commesse a testimone oltre che il Dio di ciascuno.
E da lì in avanti il mondo visse ancorato a quel giuramento.
Il ventesimo secolo all’indomani della guerra nazi-fascista appariva, genuinamente, totalmente, conquistato dalla fede nella rinata umanità.
Le dittature ed i dittatori con i loro seguaci vennero condannati dai tribunali oltre che dalla Storia e leggi costituzionali e ordinarie furono emanate a difesa della libera aggregazione di popoli ed individui e contro ogni possibile nostalgia ritenuta assurda, tanto incommensurabile era stato l’abominio commesso da quelli che se ne erano macchiati.
Si disse e si scrisse che nazismo e fascismo erano fonti di delitti della peggior specie, non idee, pertanto non emendabili né riproponibili.
A conclusione della lunga guerra, terribile, cruenta e definitiva, nazismo, fascismo, genocidi, campi di concentramento, stermini e violenze vennero catalogati come crimini contro l’umanità e la stessa propaganda o volontà di riproporne ogni possibile recrudescenza condannate come reato.
Nel corso della seconda metà del XX secolo, anche le residue dittature crollarono o semplicemente svanirono.
In Portogallo il 25 aprile del 1974 vi fu la rivoluzione dei Garofani ed in Spagna l’anno successivo con il generalissimo Franco morì anche il Franchismo.
In America del Sud, il Cile ed il Brasile e l’Argentina e l’intero continente degli Antipodi si sarebbero riscossi.
In Africa intanto aveva vinto il movimento di liberazione anti colonialista.
Anche nel Sud-Est asiatico il Vietnam e la Corea, la Cambogia ed i popoli del Mar Cinese Meridionale trovarono la strada della loro liberazione dal colonialismo e sconfissero le nuove invasioni imperialiste occidentali.
Negli Stati Uniti e nella vecchia Europa l’opinione pubblica contestava le nascenti distorsioni del neo capitalismo che aveva mutato la sua natura da agente del progresso industriale a devastante fenomeno finanziario mentre il Regime Sovietico scivolava inesorabilmente sulle sdrucciolevoli scelte liberticide e militariste.
Il mondo intanto aveva dilatato i suoi confini di solidarietà e partecipazione sino a comprendere l’intero pianeta.
Era nato il villaggio globale come presupposto per far viaggiare il progresso e combattere fame e miseria sin nelle estreme periferie della Terra.
La globalizzazione dell’economia sembrò una grande intuizione per la liberazione del mondo.
Nel 1989 la caduta del muro di Berlino condusse alla riunificazione delle due Germanie, quella dell’Ovest e quella dell’Est.
L’euforia universale che ne seguì contagiò la stessa Unione Sovietica e gli Stati ad essa legati nel Patto di Varsavia. La cortina di ferro che sin lì aveva separato democrazia e dittatura sovietica, libertà e costrizione saltò, liberando la vocazione democratica dei popoli europei che erano stati costretti a vivere segregati dal resto del mondo.
Davvero finalmente l’Umanità si riconosceva una ed indivisibile oltre ogni frontiera ed oltre ogni guerra.
Il giuramento nato sulle rovine dell’ultima guerra e rimasto in bilico a seguito della guerra fredda che aveva diviso il mondo, prometteva di giungere alla definitiva, unanime e universale condivisione.
I diritti individuali e collettivi degli uomini e delle donne, dei popoli e delle nazioni segnarono lo spartiacque tra barbarie e civiltà, tra passato e futuro.
Il presente cavalcava l’ultimo scorcio del XX secolo nella certezza che quella promessa avrebbe trovato piena e definitiva attuazione nel XXI secolo che a gran voce veniva, a tal fine, chiamato.
L’Unione Europea si compattava intorno ad un’unica moneta in vista della sua trasformazione in Entità continentale federata e decretava la fine di ogni confine interno.
I misfatti del ventesimo secolo erano per davvero alle spalle, le incomprensioni, le rivalità, gli errori definitivamente lasciati cadere insieme alle barriere geografiche.
L’ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite, nata sulle ceneri della prima Società delle Nazioni, veniva chiamato a essere il supremo reggitore delle sorti del mondo e questo si dotava delle necessarie istanze culturali, sanitarie, economiche, per un corretto dispiegarsi della convivenza dei popoli e degli individui protetti, tutti, dallo scudo del diritto universale che pure veniva sancito in trattati internazionali oltre che in leggi nazionali a conferma che esso affondava le radici nelle profondità della coscienza condivisa dell’Umanità.
Ma…
Ma il vecchio mondo aveva coltivato in segreto l’opzione per l’autoritarismo seppur rivestito di efficienza e moderna determinazione. Lo aveva artatamente veicolato con la promessa di un generale arricchimento nella variante del consumismo innalzato al rango di religione costitutiva delle nuove coscienze.
Esso avanzava in sordina, di pari passo con l’iper capitalismo finanziario che a sua volta aveva disarcionato il capitalismo industriale.
Aveva concentrato potere e ricchezze blandendo con le sue “generose” esondazioni miseria e povertà tornate a correre in ogni dove e aveva perseguito il governo unico del pianeta incatenando il mondo intero, individui, famiglie e Stati, con il ricatto di un progressivo, devastante indebitamento che aveva compromesso anche la fede nei diritti inalienabili dell’umanità ereditati dal ventesimo secolo.
L’uso distorto delle nuove, pervasive, tecnologie nell’orientamento della stessa organizzazione sociale sempre più standardizzata ed omologata nel pensiero e nelle azioni fece il resto, in uno con il dissolvimento della memoria storica di individui e popoli.
Il XXI secolo archiviò come inutile retaggio la memoria e rimosse il giuramento per un mondo al di qua di ogni guerra, violenza, barbarie.
Il diritto non era più l’ancora dei popoli.
Le promesse del ventesimo secolo erano state non solo disattese dal XXI secolo ma addirittura irrise e misconosciute.
Il mondo si ritrovò nuovamente alle prese con i dubbi sulla propria sopravvivenza e la certezza che la violenza, la sopraffazione, la forza erano le sponde piene di aculei tra le quali bisognava districarsi.
Il diritto degli individui, il diritto dei popoli, il diritto degli Stati e le istanze internazionali costruite a garanzia di essi erano stati derubricati a inutili intralci e smaltiti nelle discariche costruite dai potenti.
A distanza di ottanta anni il giuramento nel nome dell’Umanità e del Dio di ciascuno, prestato all’indomani della guerra nazista e fascista, non contava più un bel niente.
Contava di nuovo la forza, la prepotenza, addirittura, del capo il quale, confortato e sostenuto dalla cuspide economica, finanziaria che controllava il mondo, assumeva il suo personale capriccio come legge morale universale al disopra di ogni istanza sociale, istituzionale, politica, giudiziaria.
Contavano le armi e le bombe atomiche e la ricchezza accumulata da oligarchi, magnati ed iper capitalisti che nel frattempo si erano impossessati del pianeta riducendo in schiavitù l’umanità e trasformando il Villaggio globale in un violento caravanserraglio.
La realtà distopica era giunta, a poco a poco, sino a dominare il mondo con le sue visioni capovolte, la concentrazione abnorme della ricchezza, la diffusione altrettanto assurda della miseria, la cancellazione dello stato sociale, le capricciose elargizioni dello stato assistenziale.
Aveva fatto il suo ingresso un’umanità sconosciuta, privata della sua cultura e della sua storia, dimentica della sua civiltà, senza prospettive e soddisfatta di vivere avvolta dai riflessi dell’altrui ricchezza, abbacinata dalla potenza del capo supremo e dei suoi feudatari, anelante alla deresponsabilizzante massificazione, conformista e pronta ad invocare la lobotomizzazione per raggiungere la felicità promessa dall’uno ed indicata dagli altri.
Era negata la stagione del caos creativo, del confronto arricchente, del conflitto vitale, del dissenso construens. In una parola del diritto universale.
Il nuovo secolo avanzava tra le minacce delle bombe nucleari, i carri armati, i missili, i droni kamikaze, le clave e la Violenza assurta a moderno deus ex machina che ogni questione avrebbe risolto.
Il cerbero aveva in pugno il mondo intero avvolto dalla avanzante, disconnessa realtà distopica.
In Groenlandia si giocava l’ultima partita per la sopravvivenza dell’ultima alleanza dell’Occidente che si vantava di aver realizzato nel mondo la democrazia ereditata dai Greci. Restava l’Europa… quel che sarebbe sopravvissuto di essa.
Antonio Corvino

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