
I trasporti nel nostro Paese, mi si lasci dire, sono in condizioni penose. Penose le ferrovie, penose le stazioni, penosa la manutenzione, così come il decoro. Basta salire su un treno: già a poche decine di metri dalla partenza si mostrano sporcizia, erba alta e rifiuti che danno il buon viaggio ai passeggeri. È quasi un invito a percorrere l’Italia vera, quella di cui Salvini dovrebbe – più che occuparsi di altro – prendersi cura. E dell’autostrada A1, filo conduttore di un’unione che sembra finire, più che iniziare, a Eboli, cosa dire? Che è un’offesa per chi la percorre ogni giorno tra cantieri eterni, erbacce (soprattutto lì) e asfalto sconnesso. L’unica cosa davvero ben collegata sono gli utili dei gestori, che continuano ad arricchirsi mentre mettono a rischio l’incolumità degli automobilisti. Viaggiare sulle nostre strade, oltre che avvilente, è diventato uno slalom continuo tra autovelox, limiti di velocità e divieti, trasformati ormai nell’ennesima tassa scaricata sui cittadini. Non so se, dedicandosi completamente al suo incarico di ministro dei Trasporti, le cose migliorerebbero davvero. Ma almeno ci si aspetterebbe che ci provasse. Invece Salvini lo si trova dappertutto, fuorché in Parlamento o seduto alla scrivania del suo ministero. Certo, deve svolgere anche il ruolo di segretario di partito e di vicepremier. Quello che però molti non capiscono è perché continui a mantenere un incarico che non sembra saper gestire e nel quale, quel poco che fa, lo fa male. Talmente male che viene quasi da pensare che voglia offrire agli immigrati clandestini un’immagine così degradata del Paese da convincerli a non restare in Italia. Del resto, sarebbe perfettamente in linea con il personaggio politico che si è costruito negli anni, tra slogan e ruspe usate come simbolo contro i campi nomadi. Per la premier Meloni, questo rappresenta un altro problema non da poco. Sembrava si fosse aperta la possibilità di spostare Salvini al Viminale al posto di Piantedosi, ma evidentemente si è preferito evitare di ripetere quell’esperienza. Meglio convivere con strade dissestate e treni in ritardo che rivedere Salvini al ministero dell’Interno.
Insomma, ovunque vada lascia problemi. E viene quasi da dire, paradossalmente, che perfino la contestatissima Santanchè, al Turismo, sembri aver fatto meno danni.
Angelo Santoro

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