Qualche trafiletto nelle pagine interne e niente più. La notizia che il consiglio comunale di Pisa, a maggioranza, ha votato una mozione di condanna delle riforme istituzionali che il Parlamento sta votando è passata quasi sotto silenzio. Sulla questione invece è opportuno aprire un dibattito. L’assemblea, che non va dimenticato è a maggioranza PD, ha espresso “fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto”. L’accusa è che siamo di fronte ad un Presidente del Consiglio che “impone di autorità la propria volontà di riscrivere gran parte della Legge fondamentale della nostra Repubblica per cambiare la struttura delle nostre istituzioni democratiche così come sancite dalla nostra Costituzione nel 1948”. Si può essere o non essere d’accordo con le riforme proposte ma bisogna dire con forza che il voler cambiare la Carta costituzionale non è niente di eversivo. La stessa Costituzione ne prevede le modalità che sono, ovviamente, quelle che il parlamento sta seguendo per portare avanti il cambiamento. Perché allora tanto allarme? Per la ragione molto semplice che c’è una parte del paese che non vuole rinunciare all’impianto costituzionale nato subito dopo la guerra, un impianto che privilegia la “rappresentanza” sulla “governabilità”. Sulla questione si sta discutendo da decenni. Se ne sono occupate in periodi differenti, e con nomi diversi, ben tre Commissioni parlamentari bicamerali. Tutti gli studi fatti dimostrano che l’impianto costituzionale vigente non garantisce quell’efficienza e quella rapidità decisionale che nel mondo di oggi è indispensabile. Tutte le soluzioni proposte nel corso degli anni vanno nella direzione di un rafforzamento dei poteri del governo. Cosa che del resto esiste e funziona benissimo in tutti i paesi democratici occidentali. Nonostante questo fino ad oggi tutti i tentativi fatti sono falliti. Pesa un pregiudizio che viene dall’esperienza fascista. La paura è quella che si ripeta quello che avvenne allora. E’ la mistica dell’antifascismo, della lotta resistenziale, della democrazia senza le mediazioni della rappresentanza. Tutte tesi portate avanti dalla sinistra estrema, dal sindacalismo più becero, dal populismo più deteriore. Questa volta però è diverso perché in odio a Renzi, a questo giovane che a sinistra ha avuto il coraggio di gridare che il “Re è nudo” , ai soliti sostenitori che la nostra è la Costituzione “più bella del mondo” si è aggiunta una parte del mondo moderato che non condivide le proposte fatte. Sono persone che vorrebbero cambiare le cose ma vorrebbero cambiarle in altro modo. Il rischio è che sommando le prime alle seconde possa essere raggiunto l’obiettivo, anche questa volta, di non fare niente. Per questo è opportuno sulla questione aprire un dibattito. Per avere il “meglio” sul piano delle proposte di riforma, è davvero opportuno rinunciare al “bene” di rompere, con il cambiamento, quella cappa di conformismo e di ideologismo di sinistra che ci opprime da oltre 50 anni? Chi scrive pensa di no. Il “meglio”, anche in questo caso, è il più feroce nemico del “bene”.
Il meglio è nemico del bene
Comincia a sinistra la mobilitazione in difesa della Costituzione più bella del mondo. Il Comune di Pisa, governato dal PD, contro il Governo. L’esigenza di aprire un dibattito sulla questione.

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