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Rebus Libia

Libia terra di conquista per il Califfo che poi vorrebbe puntare su Roma. E per l’Italia si pone il problema di cosa fare.

di Roberto Riviello | 7 Febbraio 2016

La Libia è così vicina all’ Italia che basta un barcone per attraversare le sue acque e arrivare a Lampedusa. Le autorità francesi, poi, continuano a ripeterci, come se già non lo sapessimo, che tra gli immigrati “economici” si possono infiltrare i terroristi dell’ Isis. Tutto questo mentre nell’area della Sirte, praticamente centocinquanta chilometri lungo la costa mediterranea, lo Stato islamico ( Daesh) si sta rafforzando ed espandendo, in seguito ad una sorta di migrazione interna dei suoi capi che lasciano la Siria, bombardata dalla coalizione occidentale e dalla Russia secondo logiche parallele ma non convergenti.

La Libia, quindi, è oggi l’obiettivo primario delle mire espansionistiche del Califfo che probabilmente la vede come una sorta di “spazio vitale”, per dirla con le parole di un altro pazzo scatenato del secolo scorso, che gli permetterebbe di saldare il collegamento con i movimenti islamisti dell’ Africa sub-sahariana e, quindi, di poter poi fare il salto di qualità che è già stato annunciato in tanti video fantapolitici, puntando sulla capitale della civiltà cristiana.

Probabilmente il Califfo non ha capito niente di come sono andate le cose in Europa negli ultimi decenni e non sa che il cristianesimo non è più la sua cifra culturale dominante, bensì lo sono il relativismo e la tecnocrazia, che qualche filosofo contemporaneo ha gioiosamente sintetizzato con la formula del “pensiero debole”, per cui l’ultimo autentico vescovo di Roma, Benedetto XVI, ha sentito l’obbligo di auto-pensionarsi (o auto-rottamarsi, se volete) e lasciare il posto a un papa molto più dialogante e restìo a prendere posizioni (“chi sono io per giudicare”).

Ma Al Baghdadi, si sa, è un uomo culturalmente rimasto agli schemi medievali, non avendo mai letto Voltaire e tanto meno Nietzsche, per cui probabilmente fantastica ( delira) di Crociate, guerre sante, paladini, infedeli, vergini nella sala d’aspetto del Paradiso, tribunali della Sharia, teste mozzate e quant’altro. Se sapesse che in Europa ormai comandano i laicissimi burocrati olandesi e finlandesi, che continuano a bacchettare l’ Italia perché ancora non abbiamo i matrimoni gay e crediamo che i figli nascano dall’unione di un uomo e di una donna, mentre loro sono avanti e se ne fregano delle differenze sessuali, forse il Califfo non vorrebbe più conquistare Roma e piantare la bandiera nera in piazza san Pietro.

Intanto, però, vuole conquistare la Libia, e questo è un dato di fatto. Lo ha confermato persino il Segretario di Stato americano John Kerry al nostro ministro Gentiloni. E allora? Noi che facciamo? Aspettiamo che si formi il governo libico di unità nazionale, pur sapendo che non esiste una nazione in quelle terre ma un groviglio di clan locali ed etnie tribali, che soltanto il carisma e la ferocia di Gheddafi riuscivano a tenere insieme, come a suo tempo aveva fatto il compagno Tito nella ex Jugoslavia? Immaginate se gli alleati anglo-americani, prima di sbarcare in Normandia, avessero perso tempo in discussioni teoriche e avessero aspettato la richiesta formale dei partigiani francesi per il loro intervento.

Gli alleati sbarcarono in Normandia nel giorno da loro deciso e secondo una precisa strategia militare che poi si dimostrò vincente, come sappiamo bene. Ma gli alleati di allora, ovvero gli USA e l’ Inghilterra, ora non ci sono più perché hanno priorità diverse dalla difesa dell’ Europa e probabilmente anche leader meno lungimiranti di Roosvelt e Churchill. La palla, dunque, passa necessariamente all’ Italia, che è la più coinvolta ed esposta per ovvie ragioni storiche e geografiche.

Il premier Renzi,recentemente, ha sbattuto i pugni sul tavolo della Merkel per ottenere più flessibilità economica nel calcolo del nostro debito, e ha fatto bene: quello che l’ Italia ha speso e spende per l’emergenza immigrazione non può essere considerato alla stregua della normale spesa pubblica. Ma sulla questione libica ancora manca una posizione del governo chiara e forte, e soprattutto che si mostri capace di rispondere rapidamente alla gravità della situazione e alla continua avanzata dell’ Isis lungo le coste del Mediterraneo. Il ministro Gentiloni è in grado di muoversi con autorevolezza nello scacchiere nordafricano e far prevalere i nostri interessi che, non dimentichiamocelo, in quell’area significano per l’ Italia non solo sicurezza ma anche risorse energetiche?

Pubblicato in : Primo pianoTag: europa, gheddafi, governo, immigrazione, italia, libia, merkel, nazione, renzi, roma, secolo scorso, siria, spesa pubblica, usa

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

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