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Il martirio socialista…

Un numero enorme ed imprecisato di antifascisti socialisti, anarchici e comunisti furono assassinati e incarcerati nei gulag dell’URSS di Stalin e vennero ignorati sia dal PCI che dal PSI. Ciò avvenne sia prima, sia durante e sia dopo il secondo conflitto mondiale. Purtroppo furono vittime di una duplice e brutale violenza. In molti lasciarono l’Italia nella speranza di sottrarsi alle persecuzioni fasciste scappando in Unione Sovietica convinti di andare a vivere nel nuovo Paradiso

di Raffaele Romano | 13 Giugno 2025

Un numero enorme ed imprecisato di antifascisti socialisti, anarchici e comunisti furono assassinati e incarcerati nei gulag dell’URSS di Stalin e vennero ignorati sia dal PCI che dal PSI. Ciò avvenne sia prima, sia durante e sia dopo il secondo conflitto mondiale. Purtroppo furono vittime di una duplice e brutale violenza. In molti lasciarono l’Italia nella speranza di sottrarsi alle persecuzioni fasciste scappando in Unione Sovietica convinti di andare a vivere nel nuovo Paradiso

Terrestre del proletariato ed invece trovarono il vero inferno dei gulag, vittime di un ingranaggio infernale costruito e gestito da Stalin con la partecipe collaborazione di diversi comunisti italiani. La loro unica colpa fu quella di aver creduto che la rivoluzione bolscevica fosse stata la conquista comunista e proletaria invece finirono nel tritacarne del XX secolo: dal carcere di Mussolini ai gulag di Stalin. Altri, invece, molto più fortunati emigrarono in Francia ed in Belgio e solo i più sfortunati fra loro furono arrestati in territorio francese dalla Gestapo, durante la Repubblica filo nazista di Vichy, e consegnati ai fascisti che li spedirono al confino da dove, dopo il 1943, ritornarono in libertà. Dopo il 1945 quelli che rientrarono da Mosca furono pochissimi e solo alcuni di essi divennero dirigenti del PCI mentre molti altri si ritirarono a vita privata. Miriam Mafai, compagna di Giancarlo Pajetta, scrisse che: “non potevamo salvarli, tanto potente era la polizia sovietica, ma che era stata una grave colpa non essere intervenuti dopo, nel 1945. Molti di loro erano ancora vivi, nei campi di concentramento. Se Togliatti allora fosse intervenuto, con tutto il suo prestigio, forse li avremmo ancora salvati”. Già in Spagna si erano avute precise avvisaglie il 4 maggio del 1937 quando comunisti e anarchici di Barcellona decisero di smetterla di ammazzarsi tra loro, come avevano fatto dall’inizio della guerra civile, per dedicarsi alla lotta contro Franco. Il 5 maggio la polizia stalinista, assassinò molti esponenti anarchici e socialisti, italiani e spagnoli. Giancarlo Pajetta, anni dopo, evidentemente al corrente di quella tragedia e delle sue dimensioni lo denunciò. Nel suo libro “Il ragazzo rosso” scrisse che nel 1950, durante un viaggio in URSS, fu

avvicinato da Ezio Biondini detto “Merini”, liberato pochi mesi prima da un gulag dove era finito il quale gli narrò della sua tremenda e tragica esperienza sovietica chiedendogli di aiutarlo a rientrare in Italia. Il Merini in Italia era stato, nel novembre del 1926, confinato per attività comunista e trasferito a Favignana e poi a Ustica qui fu arrestato e il Tribunale Speciale lo condannò a 3 anni di carcere. Dopo la pena fu inviato al confino e liberato il 27 novembre 1930. Nel 1931 contro di lui un nuovo mandato di arresto lo convinse a rifugiarsi in URSS convinto di essersi messo in salvo. Visse nella capitale sovietica studiando alla scuola leninista per poi andare a

lavorare in fabbrica, ma dirigenti del PCI che operavano alla Sezione Quadri del Comintern lo segnalarono come trockijsta. Il 4 marzo del 1935 ricevette una condanna a 5 anni di confino dall’OSO (Consulta speciale) dell’NKVD ed inviato nel lager di Krasnojarskij in piena Siberia. Merini fu di nuovo arrestato per aver avuto un incontro con la delegazione italiana e rispedito in un gulag dove poi morì. Non risulta agli atti, fino ad ora, alcun intervento di Pajetta in suo favore. Solo

successivamente nel suo libro scrisse che “Non abbiamo mai reso pubblici il numero e i nomi dei compagni vittime della persecuzione; credo che abbiamo fatto male”. Sicuramente con maggiori responsabilità si distinse l’assordante silenzio di Palmiro Togliatti. Ancora oggi su queste innumerevoli pagine di Storia vera e crudele i comunisti hanno fatto calare il quasi totale silenzio a cui fa da contraltare una elevata dose di “codardia” da parte dei settori politici cattolici, laici e socialisti che hanno e contribuiscono a tenere nascoste queste atroci verità storiche. Togliatti, fra il 1940 ed il 1943, da Mosca aveva inviato un programma politico ai comunisti in Italia dove predisponeva i termini e le condizioni per attuare la rivoluzione. Il 4 marzo 1944 venne convocato al Cremlino da Stalin che, senza giri di parole, gli comunicò che rifiutava totalmente le sue argomentazioni nel programma inviato in Italia. A tal riguardò gli comunicò che il Pci doveva entrare nel governo Badoglio ed accettare la monarchia sabauda. Togliatti senza controbattere rovesciò la propria linea anti badogliana e, giunto in Italia, convinse il gruppo dirigente del PCI ad entrare nel governo e da qui iniziò il mito della narrazione avallata per decenni sotto il nome di “Svolta di Salerno”. In tal modo il 24 aprile 1944 nasceva il secondo governo Badoglio con la partecipazione dei sei partiti del CLN, compreso il PCI. La mossa fu funzionale al disegno di Stalin, che mise a segno un colpo geo-politico nei confronti degli angloamericani compreso il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica. L’alleanza fra Stalin e Churchill aveva ancora confermato l’egemonia britannica sull’Italia, infatti Togliatti si fece affiancare da un colonnello del servizio segreto britannico Ralph Merryl. 

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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