
Il Natale sotto l’albero con figli e nipoti è diventato un appuntamento irrinunciabile. In un periodo segnato da incertezze sociali ed economiche ha riportato al centro l’importanza della famiglia. Sono i giorni in cui si riscoprono i vecchi maglioni custoditi con cura dalla mamma e insieme a loro quel calore capace di restituire un senso di protezione e continuità. Ritrovarsi significa anche riallacciare rapporti con fratelli che durante l’anno si vedono poco per il lavoro o per la distanza che li ha portati in altre città. Un’immagine di autenticità che il tempo e le difficoltà della vita avevano messo in secondo piano. Molto è cambiato ma non tutto. La semplicità è diventata rara e spesso sostituita dall’apparenza. Quando manca la possibilità subentrano i sogni alimentati da immagini patinate sui social, lontane dalla concretezza di uno sguardo sereno. Nulla può sostituire il volto della nonna che spera ancora di vedere sposati i nipoti, con quella dolce ironia che fa sorridere sapendo già che il passo successivo sarà il desiderio di diventare bisnonna. Nel frattempo le abitudini si sono trasformate. Il Natale si celebra sempre più spesso con un apericena nelle vie della movida, mentre l’attenzione è già rivolta al Capodanno. Cosa fare, dove andare, quando decidere. E intanto non si sa ancora come trascorrere Santo Stefano. Un tempo c’erano le carte, i giochi di società, gli amici con cui pianificare la settimana bianca dopo l’Epifania, quando i costi diventavano sostenibili. I giorni che precedono le festività restano pieni di progetti, anche se non tutti possono permettersi di realizzarli e molte famiglie non hanno nulla da festeggiare. Tra lussi ostentati e difficoltà crescenti restano i ricordi di un’Italia raccontata anche dalla pubblicità, come quella della Barilla che metteva in scena il calore del focolare domestico. Un’immagine semplice, forse ingenua, ma efficace nel rappresentare un’idea di casa e condivisione. Quei tempi oggi sembrano lontani, sostituiti dalla frenesia del cellulare, dagli auguri impersonali e dal rumore continuo delle notifiche. Difficile trovare spazio per il silenzio di un presepe, per un albero conservato con cura per decenni, per gesti che hanno ancora un valore concreto. Forse servirebbe un Natale così, almeno ancora una volta. Un Natale in cui chiedere alla nonna di poter portare via quel maglione con le renne fatto a mano, diverso da qualunque prodotto industriale arrivato dall’altra parte del mondo. La Cina potrà anche essere vicina, ma certi affetti lo sono di più. E non c’è confronto possibile.
Angelo Santoro

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