A proposito della Bella Principessa, il disegno-pittura che sembra ormai definitivamente attribuito al grande Leonardo, mi sembra interessante porre l’attenzione sulla frase finale dell’interessante articolo di Francesca Pini (Corriere della sera del 28 u.s., pag. 43): “Questi ritrovamenti sono pura coincidenza o abile regia?”.
Non si confonda questo dubbio, espresso in calce all’articolo, con una forma di maniacale dietrologia. Si ricordino, invece, per fare degli esempi, la recente attribuzione del Cristo “michelangiolesco” (che, a un occhio attento, non poteva risultare credibile e che, successivamente, ha interessato pure l’autorità giudiziaria), la vicenda dei falsi Modigliani nella Darsena di Livorno del 1984 e le innumerevoli attribuzioni, fasulle come le opere “certificate”, sulle quali c’è ampia letteratura (fenomeno non certo nuovo, visto che esiste almeno dall’età ellenistica). Anche il divino Michelangelo realizzò un Cupido dormiente (sotterrato per “invecchiarlo”) che fu poi venduto da un mercante di pochi scrupoli al Cardinale Riario come opera antica.
Molti di questi falsi si trovano esposti in importanti musei nel mondo. Generalmente tali errori possono essere attribuiti ad analisi errate, ma in buona fede. Difatti, quanto più un artista è poco documentato nella sua epoca, tanto più è difficilmente “riconoscibile” oggi, soprattutto se usava non firmare le sue opere o se il suo linguaggio iconografico era di carattere esoterico, tanto da risultare oggi misterioso (vedi i casi di Giorgione o Vermeer ai quali sono state attribuite molte più opere rispetto a quelle realmente realizzate dagli artisti). E quanto più il giudizio sull’autenticità è affidato alla sola analisi di critici ed esperti, in mancanza di documenti collegabili all’opera, tanto più tale giudizio può essere fallace.
Nel caso in questione il problema potrebbe essere invece molto diverso. Ricostruendo la storia, secondo il racconto di Francesca Pini, il disegno-pittura di Leonardo è passato per le mani di un restauratore fiorentino il quale, alcuni decenni or sono, non riconobbe la grande mano che aveva prodotto questo capolavoro (in senso letterale visto che, anche qui, la sperimentazione tipica di Leonardo avrebbe trattato in modo nuovo la tecnica grafica). La vedova del restauratore, che decise di venderlo, chiese a Christie’s di valutarlo. L’agenzia, come si evince dal citato articolo, attribuì alla mano dei Nazareni (puristi del XIX° sec. che amavano ricalcare le orme degli artisti medievali e rinascimentali, ndr) l’opera in questione. Come tale venne poi venduta nel 1998 a New York dalla stessa Christie’s alla cifra di 21.850 dollari (appena 16.000 euro! ndr).
Il (fortunato?) acquirente privato si trova così in possesso di un’opera senza prezzo.
Consideriamo adesso (a essere maligni si fa peccato, ma quasi sempre si dà nel segno, citando Andreotti) i seguenti fatti: di queste operazioni nel mercato dell’arte ne avvengono continuamente; la fame atavica che i ricchi di tutto il mondo (soprattutto americani) hanno nei confronti delle opere italiane è notoria; spesso vengono ritrovate opere o scoperti traffici criminali d’arte, dai nostri Carabinieri, con direzione dall’Europa verso l’America.
E’ vero che una rondine non fa primavera, ma quando le rondini diventano tre o quattro…..
Per inciso, la vedova del restauratore, che giustamente chiese il risarcimento a Christie’s per “errata attribuzione” (immagino, attraverso un’azione legale), non ha ricevuto alcuna soddisfazione.
Certo, il dubbio sulla correttezza operativa di Christie’s resta……. Ed è inutile sorprendersi del come patrimoni inestimabili e insostituibili, soprattutto per la storia e l’identità italiane (vedi la recente vicenda dell’Archivio Vasari), prendano il volo dalla nostra Patria verso il resto del mondo, se il controllo sulle aste (auspicabilmente condotto da organismi terzi e affidabili) è inesistente.
Andrea Viero
Nella foto: Leonardo, la Bella Principessa (1496 circa) Foto dal Corriere della sera del 28.9.2011, pag.43

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