
La Lega con in testa il suo leader, il truce Salvini, non sa farsi una ragione dello sciopero di Venerdì 17, indetto da Cgil e Uil.
Attaccano i sindacati a testa bassa, parlano di “un weekend lungo”, di “italiani presi in ostaggio”, di “capricci di Landini” e minacciano la precettazione per i servizi pubblici.
Non si era mai visto da parte di un governo una reazione tanto dura contro l’indizione di uno sciopero.
Se nelle modalità della mobilitazione ci sono aspetti da rivedere, se ne discuterà stamani nella Commissione di garanzia a cui spetta la valutazione.
Non è un ministro né un governo che può decidere quante ore di sciopero si fanno e se si fanno gli scioperi, poiché lo sciopero è un diritto garantito dalla Costituzione Italiana.
Inoltre, a Salvini sfugge il fatto che i lavoratori che aderiscono allo sciopero rinunciano allo stipendio per le ore corrispondenti alla astensione dal lavoro e quindi decidono liberamente di pagare la loro legittima protesta per far sentire la loro voce.
Ma tanto astio e tanto sprezzo contro chi sciopera da parte di un ministro e di un partito di governo, cui si somma il silenzio imbarazzante di Meloni che solitamente interviene di tutto, è anche segno di nervosismo e più in generale di una tendenza autoritaria, di uno spirito poco liberale che questa destra non perde occasione di mostrare.
Non mancherà la risposta.
Non solo perché il mondo del lavoro è veramente allo stremo per l’inflazione, i salari bassi, e l’incertezza per il futuro ma anche perché ogni uscita di Salvini che attacca il diritto di sciopero finirà per dare un contributo alla mobilitazione dei lavoratori.
Quando le piazze saranno piene e mezza Italia sarà ferma, Salvini potrà continuare a strillare e Meloni ad far finta di niente ma il colpo gli sarà comunque arrivato e prima o poi dovranno cominciare a rispondere delle loro scelte.
Così funziona la democrazia.
Se lo ficchino in testa questi nostri governanti.
Enrico Rossi

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