
L’economia italiana frena. E il peggio deve ancora arrivare.
Nel secondo trimestre 2025 il PIL italiano è calato dello 0,1%. È un segnale di una difficoltà che la destra al governo finge di non vedere.
Intanto la Spagna cresce del +2,8%, la Francia fa meglio delle attese, il Portogallo accelera.
Il nostro export rallenta. La domanda estera crolla per le incertezze connesse ai dazi. La produzione industriale segna il passo. L’agricoltura va giù. I servizi stagnano.
Secondo il Rapporto annuale Istat: tra il 2019 e il 2024, i salari reali hanno perso complessivamente il 10,5.
E i dazi di Trump non sono ancora pienamente operativi.
Quando lo saranno, per l’Italia si stima un danno per decine di miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro a rischio, interi settori (meccanica, moda, agroalimentare) esposti.
Senza contare l’effetto-valuta: il dollaro svalutato funziona come un dazio occulto.
E Meloni? Si affretta a dire che l’accordo con gli USA è “positivo”, a non volere il salario minimo e non imposta una politica industriale per il Paese.
In Spagna, invece, hanno fatto scelte diverse.
– salario minimo indicizzato all’inflazione;
– tetto ai prezzi energetici;
– lotta alla precarietà;
– tassazione sugli extraprofitti;
– niente aumento delle spese militari.
Meloni chiede all’Europa 14 miliardi… per finanziare le armi, in perfetta sintonia i desiderata di Trump.
Serve una svolta: aumentare salari e pensioni, investire in scuola e sanità pubblica, rilanciare la domanda interna.
Ma servirebbe anche un po’ di dignità: dire no a diktat americani, no alla subalternità, no alla corsa al riarmo.
Enrico Rossi

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