• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il governo e l’arte di non scegliere

C’è una parola che in politica italiana torna sempre quando serve guadagnare tempo e perdere credibilità: cerchiobottismo. È l’abilità di dire tutto senza dire nulla, di stare con tutti senza stare davvero con nessuno. Oggi questa postura emerge con chiarezza nel rapporto del governo con Donald Trump, e diventa ancora più lampante quando lo sguardo si sposta su dossier concreti come Gaza. Da un lato si moltiplicano le dichiarazioni di fedeltà all’alleanza atlantica, alla democrazia liberale, alla stabilità internazionale. Dall’altro si evita accuratamente qualsiasi presa di distanza netta da un personaggio che rappresenta l’esatto opposto di quei valori, per il timore di incrinare i rapporti con Washington. Il risultato è un equilibrio instabile che non rassicura nessuno e non convince neppure chi lo pratica.

di Piero Terracina | 17 Febbraio 2026

C’è una parola che in politica italiana torna sempre quando serve guadagnare tempo e perdere credibilità: cerchiobottismo. È l’abilità di dire tutto senza dire nulla, di stare con tutti senza stare davvero con nessuno. Oggi questa postura emerge con chiarezza nel rapporto del governo con Donald Trump, e diventa ancora più lampante quando lo sguardo si sposta su dossier concreti come Gaza.

Da un lato si moltiplicano le dichiarazioni di fedeltà all’alleanza atlantica, alla democrazia liberale, alla stabilità internazionale. Dall’altro si evita accuratamente qualsiasi presa di distanza netta da un personaggio che rappresenta l’esatto opposto di quei valori, per il timore di incrinare i rapporti con Washington. Il risultato è un equilibrio instabile che non rassicura nessuno e non convince neppure chi lo pratica.

La paura è sempre la stessa: disturbare gli Stati Uniti. Come se l’Italia fosse costretta a una sudditanza preventiva, come se distinguere tra un Paese alleato e un leader divisivo fosse un atto ostile. E invece è l’esatto contrario. Le relazioni internazionali mature si basano sulla chiarezza, non sull’ambiguità studiata a tavolino.

Trump non è un dettaglio folkloristico della politica americana. È un progetto preciso, fatto di isolamento, muscoli, ricatti commerciali, disprezzo per le istituzioni e per gli alleati quando non servono più. Fingere che sia solo un’opinione tra le tante significa rinunciare a qualsiasi visione strategica. Significa accettare che il silenzio venga scambiato per prudenza, quando in realtà è solo paura di esporsi.

Questa stessa logica si riflette nella postura assunta su Gaza. Lì il governo accetta di fatto un ruolo da membro osservatore, una presenza formale senza potere decisionale, una sedia in fondo alla stanza mentre altri impostano l’agenda. Si partecipa, si annuisce, ma non si incide. E soprattutto non si chiarisce il punto centrale: quanto interessi davvero costruire uno stato di pace e quanto, invece, investire tonnellate di dollari per esercitare un controllo politico ed economico dell’area.

La narrazione pubblica parla di ricostruzione e stabilizzazione. Ma sotto la superficie affiora un modello diverso, in cui la pace rischia di diventare una parola di copertura per operazioni strategiche, infrastrutturali e commerciali. In questo contesto, accettare di stare al tavolo senza voce non è neutralità. È legittimare un processo opaco, dove il confine tra aiuto e gestione permanente si assottiglia fino a sparire.

Il governo sceglie di non scegliere. Evita le parole che potrebbero dispiacere oltreoceano, anche quando sarebbero necessarie per dare un segnale di coerenza, interna ed esterna. Così facendo manda un messaggio preciso: l’Italia non prende posizione, aspetta di capire da che parte soffia il vento, si adatta. Una politica estera ridotta a galleggiamento.

C’è qualcosa di deja vu in questo atteggiamento. L’idea che la sopravvivenza diplomatica passi sempre dal compiacere il più forte, mai dal costruire una voce autonoma. Eppure la storia insegna che chi rinuncia a parlare chiaro oggi si ritrova irrilevante domani. Gli alleati rispettano chi ha una linea, non chi fa finta di averne una.

Il paradosso è che questa ambiguità non rafforza affatto i rapporti con gli Stati Uniti. Li indebolisce. Perché un partner che non dichiara mai cosa pensa diventa prevedibile solo nella sua mancanza di coraggio. E il rispetto, in politica internazionale, non nasce dal silenzio ma dalla coerenza.

Il cerchiobottismo può funzionare in campagna elettorale, nei talk show, nei comunicati pieni di aria. Nel mondo reale è solo un modo elegante per non assumersi responsabilità. E oggi, davanti a figure come Trump e a scenari esplosivi come Gaza, l’Italia avrebbe bisogno esattamente del contrario: meno equilibrio di facciata, più schiena dritta, ma senza sapere in effetti a quale prezzo.

Piero Terracina

Pubblicato in : Apertura

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti