Dalle finezze di Grillo ( “Renzi uomo da mancette elettorali, e Berlusconi uomo da piagnistei televisivi” ) ai sondaggi che fanno perdere la testa.

“DIE XVII MENSIS APRILIS A.D. MMXIV DIE QVATTVOR SVMMORUM PONTIFICVM ” .
Il quadro, ideato dal giornalista romano Luciano Castro, è stato realizzato dall’artista faentino Giuseppe Rava, specializzato in illustrazioni pittoriche a soggetto storico.
Nel frattempo il premier va da Giorgio e esterna il fatto che le riforme si potrebbero frenare. Questo lo pensa Beppe. In realtà quando Matteo sale al colle ha già fatto pace con l’idea che, fino al voto del 25 maggio, non potrà fare affidamento sul Cavaliere, si perchè pare lo sia ancora, a parte le gaffes che, via ammettiamolo, sono anche un suo punto di forza. “Non voglio fare la guerra a nessuno ma non si deve votare uno solo perché è simpatico”. “E’ simpatico, quel bel fioeu lì …è uno che in televisione sprizza scintille verso gli altri. Ma non si deve votare per simpatia, si deve votare per il bene nostro e del Paese”.
Così come non si dovrebbero scegliere i ministri perchè son belli.
In campagna elettorale non si parla con il leader di Forza Italia, dunque contrordine compagni, dunque punto e a capo.
“L’orizzonte del governo resta il 2018 . Sulle riforme possiamo andare avanti da soli, sta a Berlusconi decidere“, è un’ipotesi anche se Matteo vorrebbe tenere fede all’impegno di non fare riforme a maggioranza. Più che una minaccia, è invece una soluzione, sia per risolvere le divisioni interne sia in chiave esterna, quella indicata da alcuni renziani di far calare il sipario e andare a elezioni.. ma il premier frena, “abbiamo davvero troppo da fare, troppo da cambiare per lasciarci distrarre da chi vorrebbe che non cambiasse mai nulla in questo paese“. E la strategia del governo unisce la minaccia alla mano tesa alternando il solito bastone e la carota. Certo che sarà un mese complicato, i ministri, non tutti certo, non sono così preparati come dovrebbero e alcuni confidano sommessamente di dovere approfondire…insomma alcune scelte lasciano a desiderare.
In un cambiamento di linea francamente rocambolesca Berlusconi afferma che l’italicum è peggio del porcellum e non accetta la riforma del senato così com’è facendo andare su tutte le furie il ministro incaricato che ammette di doversi ancora documentare. Non può stare fermo l’uomo dei servizi sociali, un’ umiliazione che non butta giù e usa le riforme come grimaldello. Deve passare dal previsto venti al 25 percento. Ohibò è vero.. siamo in campagna elettorale.
E il pentastellato incombe in modo davvero minaccioso. Anche se a Piombino, è stato ampiamente contestato.”Troppo facile farsi vedere ai funerali. Non fate campagna elettorale sulla nostra pelle“. Un operaio delle acciaierie ha tentato di esporre un cartello durante il comizio . Ma è stato prontamente invitato ad abbassarlo. “Gli attivisti mi hanno strappato il cartello. Ero venuto ad ascoltare, ma se questa è la democrazia me ne vado”.
E con il suo garbino definisce Renzi uomo da mancette elettorali, e Berlusconi uomo da piagnistei televisivi.
Questa sarebbe l’alternativa ai partiti obsoleti. Senza contare l’ipotesi di un referendum per l’uscita dall’euro, a giugno. Che più populista non si può, cavalcando l’onda della crisi certo non mistica che ci sta strangolando.
E nel turbillon di dati sondaggistici caotici ci si perde la testa, noi poveri e tapini elettori.
Ma se ne vedranno delle belle.

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