Salutato per oltre un trentennio come emblema dello Statuto dei lavoratori, l’art. 18, come sappiamo, è stato – a torto o a ragione – sacrificato, se così può dirsi, in nome di una maggiore flessibilità da imprimere al mercato del lavoro: troppe, oltre tutto, le imprese transfrontaliere scoraggiate a investire in Italia a causa dalle eccessive garanzie per i lavoratori.
Le regole sono state riscritte prevedendo tra l’altro meno tutele in caso di licenziamenti , introducendo la possibilità di non reintegrare i lavoratori licenziati senza giusta causa ma offrendo loro solo una tutela risarcitoria, cioè un indennizzo.
Al pubblico dipendente le nuove regole si applicano o no? Andando contro il parere di autorevoli giuslavoristi, la ministra per la semplificazione e per la Pubblica amministrazione e il ministro del Lavoro hanno sempre sottolineato come la riforma delle tutele in caso di licenziamento illegittimo previsto dal Jobs Act non riguardasse il lavoro pubblico. E anche Renzi si era espresso in tal senso.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (la n. 24157 del 26.11.2015) contraddice però il parere del premier e dei ministri “addetti ai lavori” e ritiene invece che il Testo Unico del pubblico impiego non contenga alcuna disciplina derogatoria o speciale per la tutela dai licenziamenti rispetto a quella operante nel lavoro privato.
Il Governo però non ha intenzione di entrare in questo ginepraio insidioso, sicché ha già annunciato che la norma sarà corretta, esplicitando che le regole sul licenziamento introdotte dalla riforma del lavoro valgono solo per i privati, non per il pubblico impiego.
Ma il meccanismo del licenziamento dei dipendenti pubblici è comunque destinato a cambiare. La questione è affrontata nell’ultimo decreto attuativo della riforma della Pubblica amministrazione che quest’anno dovrebbe vedere la luce.
Già oggi ci sono le norme per mettere fuori campo dipendenti lavativi o assenteisti. Esistono ma la loro applicazione è complessa e finiscono per non essere applicate .
Il progetto del Governo prevede quindi di semplificare i meccanismi: tutti i poteri sanzionatori verranno affidati agli ispettorati interni, l’avvio delle procedure sarà affidato ai dirigenti sui quali incomberà la responsabilità per l’eventuale omissione della segnalazione. Le procedure dovranno concludersi entro cento giorni.
Licenziabili diventeranno anche i dirigenti pubblici. Per loro anche altre novità: tutti (a eccezione di quelli della carriera diplomatica e di quella prefettizia) dovrebbero entrare a far parte di un «ruolo unico», diventeranno cioè dei dirigenti della Repubblica italiana e non più delle singole amministrazioni.
Tutto questo, come si è detto, dovrebbe realizzarsi nell’anno appena iniziato: ma il condizionale è d’obbligo.
Quel che è certo per i dipendenti pubblici è che restano magre le risorse messe a disposizione dalla legge di stabilità per il rinnovo dei loro contratti.
Ma andrà meglio – ha assicurato Padoan – dal prossimo anno!

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