
Il vertice del G7 che si apre oggi segna un passaggio storico nella diplomazia internazionale. Non si tratta più solo della riunione delle “sette grandi” economie occidentali, ma di un formato “G7 Plus” che vede i leader delle monarchie del Golfo — Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar — seduti ai tavoli decisionali più influenti del pianeta. Questa apertura non è un semplice atto di cortesia diplomatica, ma il riconoscimento di una realtà geopolitica mutata: il baricentro della stabilità globale si è spostato verso la penisola arabica.
Per decenni, il rapporto tra il G7 e i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) è stato interpretato quasi esclusivamente attraverso la lente della sicurezza energetica. Oggi, quella prospettiva è superata. Le nazioni del Golfo non sono più solo fornitori di idrocarburi, ma architetti finanziari e mediatori politici.
Negli ultimi anni, la fisionomia del G7 ha subito una trasformazione silenziosa ma profonda. Quello che una volta era percepito come un club esclusivo delle economie occidentali sta evolvendo in una piattaforma di dialogo estesa, dove la cooperazione con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) — in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar — non è più solo un’opzione diplomatica, ma una necessità geopolitica.
I temi al centro del vertice odierno riflettono questa evoluzione: Sicurezza Marittima e Rotte Commerciali: Con le tensioni nel Mar Rosso che minacciano le catene di approvvigionamento globali, la cooperazione militare e logistica tra il G7 e i partner regionali è diventata vitale per evitare shock economici in Europa e Nord America.
Il progetto del corridoio economico India-Medio Oriente-Europa è la scommessa del G7 per bilanciare l’influenza cinese. Senza il sostegno infrastrutturale e politico di Riad e Abu Dhabi, questo “ponte” tra Oriente e Occidente rimarrebbe un’idea su carta.
Mentre il G7 accelera verso gli obiettivi della “Net Zero”, i fondi sovrani del Golfo stanno diventando i principali finanziatori dell’idrogeno verde e delle tecnologie pulite, creando una sinergia tra tecnologia occidentale e capitali arabi.
Il valore aggiunto della presenza del Golfo al G7 risiede nella loro capacità di dialogare con attori che l’Occidente spesso non riesce a raggiungere. In un mondo sempre più polarizzato, nazioni come il Qatar e l’Arabia Saudita agiscono come canali di comunicazione privilegiati nelle crisi che vanno dall’Ucraina alla Striscia di Gaza. La loro partecipazione odierna offre al G7 una profondità diplomatica che le sole capitali occidentali non potrebbero garantire.
Il formato allargato di oggi suggerisce che il G7 sta abbandonando la sua natura di “club chiuso” per trasformarsi in una piattaforma più flessibile e pragmatica. Coinvolgere il Golfo significa accettare una multipolarità dove la sicurezza europea e americana è indissolubilmente legata alla stabilità del Medio Oriente.
Non è solo un incontro per gestire l’emergenza, ma la posa della prima pietra di un’architettura globale più inclusiva, dove il dialogo tra le democrazie liberali e le potenze emergenti del Golfo diventa il perno per prevenire il caos in un sistema internazionale sempre più frammentato.
Giuseppe Basilico

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