
Nel giro di 18-20 mesi il volto politico dell’Italia è destinato ad una netta trasfigurazione. E gli allarmi, le preoccupazioni e le ambizioni si fanno strada per ogni dove.
Non è solo l’incalzare degli appuntamenti (sovente l’agenda politica prevede scadenze ravvicinate), quanto la loro qualità e, paradossalmente (l’agenda che si fa scadenza unica), la loro simultaneità.
Da qualche settimana a questa parte, tutto viene letto in funzione della corsa al Colle: da ciò la frenesia che turba molti sogni soprattutto a sinistra, mai così in difficoltà seppur pienamente in partita.
Eppure altri sono gli appuntamenti salienti e, per alcuni aspetti, forse più dirompenti della stessa partita quirinalizia.
Tra essi le elezioni amministrative (con la difficoltà per le coalizioni di trovare candidati condivisi), gli eventuali referendum sulla giustizia e sul fine vita (partite destinate a scompaginare l’assetto bipolare) nonché -se non soprattutto- la lotteria delle elezioni politiche che, anche se dovessero tenersi alla scadenza naturale (primavera 2023), appaiono dietro l’angolo tanto da influenzare e condizionare -fin da subito- tutto!
Come poter pensare che un partitino (per il quale vale l’imperativo: primum vivere) possa sostenere un candidato Presidente della Repubblica bipolarista convinto? Come poter immaginare la salita al Colle di chi tiene le redini dell’unità nazionale senza mettere seriamente in conto le elezioni anticipate? E, per contro, come immaginare un lavoro condiviso sul PNRR se a promuoverlo/guidarlo fosse un governo di parte (ovvero di coalizione)? Infine, come prevedere un sostegno ampio per chi, da leader, ha promosso ed ospitato vertici di coalizione o per chi, da responsabile di dicastero, ha sottoscritto riforme molto controverse?
Come, saggiamente, ha ammesso Romano Prodi nel commentare i suoi 101 killer politici: al Quirinale sale non chi ha più voti ma chi ha meno veti.
Ed i paletti (che potrebbero trasformarsi in veri e propri veti) stavolta sono -come non mai- molti: riguardano -prima di tutto- la continuazione della legislatura (a tutela dei parlamentari di prima nomina), la legge elettorale (a salvaguardia dei piccoli partiti), la cosiddetta “agenda Draghi” per l’ottenimento dei famigerati 209 miliardi di euro (a garanzia dell’Europa), le chiare relazioni internazionali (a rispetto delle storiche alleanze) e -mai da sottovalutare- le radici etico/culturali (come elemento di equilibrio per i buoni uffici d’Oltretevere) in vista, soprattutto, di appuntamenti assai delicati.
Insomma tutto: ogni polemica, comportamento, dichiarazione, riunione piuttosto che pizzate e pranzi più o meno segreti, merita d’essere soppesato; analizzato in controluce, in filigrana, di rimando.
Come in un gioco di specchi tutto appare/scompare ed ogni circostanza rischia di trasformarsi, fatalmente, in occasione di discredito.
Daniele Marchetti

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