Pensiamo un attimo alle ultime presidenziali in USA: campagna elettorale durissima, partecipazione al voto appassionata e alta, almeno secondo quei parametri, spoglio finale con lunghe ore di suspence. Non si sa chi abbia vinto: all’inizio sembra prevalere lo sfidante, Kerry, poi il ribaltamento a favore di Bush. Prima ancora che il dato sia acquisito ufficialmente (manca lo spoglio delle schede di alcuni stati), Kerry telefona all’avversario per complimentarsi della sua vittoria.
Pensiamo ora alle vicende di casa nostra. Un ragazzo non particolarmente intelligente scaglia in piazza Navona l’ormai famoso treppiede contro il Presidente del Consiglio e cosa succede? Neanche a pensarlo, prosegue il dibattito. Il gesto è il frutto avvelenato della martellante campagna di discredito contro Berlusconi, secondo alcuni. Invece no, il treppiedista si è fatto interprete dei genuini sentimenti di indignazione della parte sana del Paese, secondo altri.
Siamo punto e a capo: a oltre dieci anni dalla sua introduzione, il bipolarismo all’italiana non funziona. Non solo perché non garantisce stabilità ed efficienza dei governi (durano in carica se non decidono;vanno a casa se decidono); e nemmeno perché non riesce ad assicurare una selezione di classe dirigente appena presentabile(favorisce il sistema della cooptazione dall’alto).
Prima ancora non funziona perché ognuno dei due poli non riconosce legittimità all’altro. Se oggi il centro-sinistra ancora non è riuscito ad elaborare il proprio lutto per la sconfitta del 2001, lo si deve al fatto che ritiene il centro-destra indegno di governare: un usurpatore, nonostante sia stato votato dalla maggioranza degli italiani.
E lo stesso rilievo può essere rivolto al centro-destra, che certamente non lesina i toni aspri nella polemica verso il centro-sinistra.
Dunque: muro contro muro e conseguente abuso di argomentazioni e gesti propagandistici da entrambi gli schieramenti, scarsa esibizione di senso della stato,e, troppo spesso, nessuna cura dell’interesse nazionale.
Ecco perché la modifica della legge elettorale in senso proporzionale, con soglia di accesso al quattro-cinque per cento, non è un capriccio ma una necessità. Anzi, per usare una volta tanto a proposito un termine abusato, una vera e propria emergenza.

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