
Il drone precipitato “accidentalmente” in Romania non è soltanto un episodio tecnico o un errore di rotta. È l’ennesimo tassello di una pressione continua che Mosca porta avanti da anni lungo i confini della NATO, fatta di sconfinamenti, provocazioni, guerra psicologica, minacce velate e operazioni ibride.
Dopo cinque anni di conflitto, la Russia si trova bloccata dentro una guerra che avrebbe dovuto chiudersi rapidamente e che invece ha logorato uomini, mezzi, risorse economiche e credibilità internazionale. L’esercito russo non produce più avanzate realmente decisive e l’Ucraina, grazie all’evoluzione tecnologica del conflitto, ha trasformato la propria resistenza in una controffensiva asimmetrica capace di colpire direttamente dentro il territorio russo.
Droni a lungo raggio, intelligence, guerra elettronica e operazioni mirate stanno demolendo logistica, depositi, infrastrutture ferroviarie, aeroporti militari, fabbriche e riserve strategiche. Persino Mosca oggi non appare più intoccabile come nei primi anni della guerra.
Ed è proprio sul piano militare che il mito della superpotenza russa ha iniziato a sgretolarsi davanti agli occhi del mondo. La Russia ha ampiamente dimostrato di non essere stata in grado né di sostenere né di vincere rapidamente un’aggressione contro una nazione enormemente più piccola sotto il profilo territoriale, economico e demografico.
Quella che avrebbe dovuto essere una dimostrazione di forza si è trasformata in una guerra infinita di logoramento, combattuta spesso con mezzi antiquati, mobilitazioni forzate e costi umani enormi. L’immagine dell’armata russa irresistibile, costruita per decenni dalla propaganda del Cremlino, è uscita profondamente ridimensionata.
Nel frattempo il resto del mondo ha iniziato a vedere la Russia per quello che realmente è diventata: una potenza aggressiva sostenuta da propaganda, disinformazione e nostalgie imperiali, ma con fondamenta economiche estremamente fragili.
Al netto dell’arsenale nucleare, Mosca pesa sempre meno negli equilibri economici globali. Il PIL russo resta debole rispetto ai grandi blocchi industriali mondiali e l’intera economia continua a dipendere quasi esclusivamente da materie prime, energia ed export militare. Fuori dalla sfera energetica, la Russia non rappresenta più un mercato realmente strategico o indispensabile per l’Occidente.
E questo lo hanno capito tutti. Anche la Cina.
Pechino utilizza la Russia come leva geopolitica contro gli Stati Uniti, ma non ha alcun interesse a farsi trascinare nelle ossessioni imperiali di Putin. La leadership cinese vive di commercio globale, stabilità finanziaria, esportazioni e accesso ai mercati occidentali. Una Russia permanentemente in guerra rappresenta più un elemento destabilizzante che una reale opportunità strategica.
Per questo la Cina mantiene una posizione ambigua, prudente, quasi fredda. Supporto diplomatico limitato, cooperazione tattica dove conviene, ma nessuna intenzione concreta di compromettere i propri rapporti economici con Europa e Stati Uniti per salvare il Cremlino.
Ed è dentro questo isolamento progressivo che aumentano provocazioni, incidenti e tensioni ai confini europei.
Mosca sembra cercare continuamente il punto di rottura, il casus belli utile a trasformare una guerra fallimentare in uno scontro diretto contro NATO ed Europa. Sarebbe l’unico modo per riscrivere la narrativa interna russa, spostando l’attenzione dal fallimento strategico dell’invasione ad una presunta guerra patriottica contro l’Occidente.
Il drone caduto in Romania rientra perfettamente dentro questa dinamica. Pressione costante, test delle reazioni occidentali, tentativi di alimentare paura, instabilità e tensione politica.
Ma NATO ed Europa, almeno fino ad oggi, non sembrano intenzionate a cadere nella trappola.
L’Occidente continua ad armare e sostenere l’Ucraina, rafforza i confini orientali e aumenta la cooperazione militare, evitando però lo scontro diretto che Mosca probabilmente vorrebbe utilizzare per uscire dalla crisi nella quale si è infilata con le proprie mani.
Il vero problema del Cremlino è che oggi la Russia appare sempre più isolata, economicamente fragile e militarmente molto meno credibile rispetto all’immagine costruita negli ultimi vent’anni dal putinismo.
Piero Terracina

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