Sorride l’inizio dell’anno economico al Partito Democratico, che ha speso i suoi primi due anni di vita a domandarsi: chi siamo, da dove veniamo – e soprattutto – dove andiamo? E non aveva ancora deliberato se fermarsi a tre quesiti ovvero aggiungerne altri che, inatteso, salvifico, il Bersani-pensiero ha compiuto… il miracolo. Del resto, si fiutava nell’aria: avete sentito, avete notato? Negli ultimi giorni il Segretario PD era apparso più disteso, forse sereno, quasi spavaldo. Pareva che fosse (già) bollito – un pesce lessato anzitempo -, ed ecco che tutt’un tratto è arrivata la chiave di volta. Val la pena di domandarsi: ma come avrà fatto? Quanti e quali fatiche avrà dovuto sopportare, quanto avrà dovuto penare per partorire ‘sta genialata mentre tutta l’Italia era con le chiappe a mollo? Eccolo, il Pierluigi, divenuto leggero – quasi vittorioso – dispiegare la strategia che porterà i l Centro-sinistra a battere finalmente Silvio Berlusconi: con un sorrisetto che la dice più lunga di tante parole, è il doppio cerchio la parola magica che sfratterà il Cavaliere dall’alloggio di Palazzo Chigi – e prima che la legislatura abbia a finire! Eravamo partiti dalle convergenze parallele, circa una trentina e passa di anni fa, come se l’evoluzione delle figure geometriche fosse prodromica o propizia alla confezione di sogni da adattare ai tempi che cambiano.
Il doppio cerchio? Imprenditori svelti han subito pensato di farne un gadget da distribuire alle Feste dell’Unità (pardon: democratiche). Il doppio cerchio ha colpito anche l’immaginazione di alcuni stilisti, che non vogliono perdere la buona occasione. Gli psicanalisti si interrogano da alcuni giorni: il doppio cerchio rinvia o meno ad un archetipo? E se si, a quale archetipo? (qualcuno avrebbe anche già risposto: all’aria fritta, ma è stato subito messo a tacere per non rovinare la festa). Anche valenti filosofi stanno indagando il concetto di doppio cerchio e son stati diffidati: attenti, non facciamolo… quadrare! Bersani non ha usato mezzi termini: se il cerchio diventa quadro, col cavolo che Berlusconi lo mandiamo a casa!
E allora, cerchiamo di capire che cos’è il doppio cerchio… mica per convincersene… per carità. Solo per curiosare: praticamente, se volete farvene un’idea, pensate ad una doppia ammucchiata. Si, un’ammucchiata in due tempi, più semplice di così… Se poi siete benpensanti, basta che riandate a quelle feste che si fanno in occasione dei matrimoni. Le avete presenti? Sempre ce n’è, dapprima, una ristretta – diciamolo, il primo giro – dove vengono invitati gli intimi, i parenti e gli amici per la pelle; poi c’è il secondo giro, quello allargato, dove normalmente sono invitati cani e porci. Vabbe’, il doppio cerchio funziona pressappoco così: prima il PD si allea con i propri simili, diciamoli i progressisti: Italia dei Valori, Socialisti, Vendola e altre schegge di sinistra. E poi, poi tutti insieme incontro a Casini, Montezemolo e, bontà sua, anche a Fini: un grande ritrovo per chiudere la porta in faccia al goliardone di Arcore (già, ma quei visigoti della Lega, dove li mettono?). Il primo giro sarebbe il ‘nuovo Ulivo’ (quello vecchio era rimasto miseramente sbruciacchiato, ma veniva da lontano: questo, invece, da dove viene?), il secondo è una santa alleanza di tutti contro uno (assomiglia alla gioiosa macchina da guerra del povero Occhetto…). Gli inviti son pervenuti a cavallo di lestissimi pony e il buon Pierluigi pare… si stia già fregando le mani. Si capisce, è la prima volta che si scalda da quando ha preso il carrozzone (rectius, il party) per mano.
Peccato, però, che gli invitati – sia quelli del primo che, a maggior ragione, del secondo turno – non sembrano avere accolto l’invito con l’enfasi dovuta. Probabilmente neppure gli elettori di centro-sinistra, ai quali – volendo – potrebbe sempre arridere un’idea alternativa: la doppia pedata. Ha un solo difetto: è una ricetta che vale anche per il Centro-destra. Con la doppia pedata si mandano tutti a casa: sia di qui che di là. E vince l’Italia.
Paolo Marini

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