I numeri del disastro: 2009 meno 2,3 milioni; 2010 meno 8,3; 2011 meno 3,5;2012 meno 8; Costo Sovr.te più 1,2

La gestione manageriale del Maggio comincia a maggio 2010. Viene nominata capo per €300mila annui, la sig.na Colombo 37enne, ex archivista digitale e marketing della Scala, già segretaria generale del festival MiTo, sponsorizzato dal compagno finanziere Micheli. Bilancio 2010 del Maggio, rosso per 8,3 milioni ( nel 2009 solo 2,3). Bilancio 2011, rosso da 3,5 milioni. Al 2012 il disavanzo esplode a più del doppio. Gli incassi stanno a 4 milioni; con 9 milioni arrivati da enti locali ed altri 17 dallo Stato, il sindaco Renzi ha bruciato oltre 20 milioni, di cui uno per la sovrintendente Colombo. A fine gennaio 2013, il governo Monti decide il commissariamento nominando il commercialista fiorentino Bianchi, che caccia la Colombo nello choc collettivo.
Si scarica la colpa sul Fus. Il Mibac però eroga in anticipo il saldo del contributo del Fondo unico per lo spettacolo destinato alle Fondazioni liriche per totali 182 milioni (47% del FUS che conta 390 milioni. Ora sono all’asciutto i teatri stabili. Arrivano anche 3,3 milioni regionali ed il plafond statale da 75 milioni del decreto salva Maggio.
Chi ci perde? La retorica antiassistenzialismo esibita dal sindaco, ma soprattutto i lavoratori i cui diritti e contratti vengono travolti da colombine che non restituiscono gli ingenti pagamenti percepiti e commissariamenti. Ora a piangere sono anche i 17teatri stabili a conduzione parapubblica, associati in Platea.
E’ morto l’Eti, viva la Platea, tanto i problemi, malgrado i giri di valzer di nomi, restano gli stessi.

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