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Il dilemma del liberale: astenersi dal voto o votare per Renzi

di Paolo Marini | 19 Novembre 2012

Il liberale potrebbe decidere di intervenire e puntare sul giovane Sindaco di Firenze per poter soltanto sperare in un Paese diverso, in un qualcosa che assomigli lontanamente ad una società aperta.

La politica è una brutta bestia perché, come tante cose della vita, presto o tardi bisogna interrompere il flusso, la poesia del sogno e fare i conti, semplicemente, con la realtà. Hai voglia a desiderare un partito liberale, in questo Paese, che sappia incarnare con raziocinio, con coerenza ai limiti del rigore l’individualismo filosofico e che si faccia promotore di una riscoperta dei diritti individuali, contro la burocrazia, contro il malaffare, avverso l’assistenzialismo e la socializzazione forzata, ‘legale’, di risposte standard a esigenze che ciascuno ha il diritto di soddisfare secondo la propria cultura, la propria scelta; un partito in grado di scaldare anche il cuore delle persone, di iniettare nelle pagine di un programma di liberazione (prima che di liberalizzazione) dell’Italia fatto di misure concrete, la riscoperta dell’umanesimo liberale, di una vera e propria antropologia che a queste latitudini è sempre risultata aliena, ostica, comunque indesiderata; ma che oggi, in questa situazione drammatica, con i giusti condottieri, potrebbe essere riproposta ed anche accettata. Nulla di tutto questo è stato combinato nei mesi, anzi nell’anno, che separa la fine del Governo Berlusconi dal momento attuale. I liberali – termine che peraltro si è prestato, si presta e si presterà, purtroppo, a fraintendimenti e scippi di mala fede – restano una galassia di formazioni e di individui senza possibilità di aggregazione e organizzazione. In poche parole, con nessuna speranza di potersi trasformare in soggetto politico che validamente competa per qualcosa di più che la posizione di una bandiera: cioè, per proporre soluzioni di governo, inedite, coraggiose e se necessario ‘oltraggiose’ nei confronti dello status quo. Il sogno di questo vessillo, di questa soggettività, si è rivelato ancora una volta un pio desiderio.

E allora, che fare, che cosa può o deve o dovrebbe fare il liberale che sia condannato ad essere un senza-patria e senza-casa? Ci sono due risposte a questa domanda: la prima, (re)starsene nel proprio aventino intellettuale, con orgoglio, integrità e la (timida) speranza di tempi nuovi – complice un verosimile e non lontano crack del sistema – e con la astensione dal voto (da ogni voto), con l’opportunità semmai di fare della medesima una strategia o campagna di delegittimazione del sistema tout court. La seconda, abbandonare alcuni pur importanti scrupoli e distinguo, decidere comunque di ‘esserci’ – per quanto in forma individuale (e dunque restando un senza-patria) – e votare per Matteo Renzi, subito, alle primarie del Pd. La prima opzione non ha bisogno di grossi commenti, la seconda necessita di una pur breve spiegazione. Il Pd in questi ultimi mesi è riuscito a guadagnare il centro della scena politica, dopo anni di assenza. Si sono, direi di più, rovesciate le posizioni. Fino a circa due anni fa, si poteva tranquillamente dire che nello schieramento maggioritario di Centro-destra (che era al Governo) si poteva articolare e riassumere tutto il dibattito politico; esso era infatti attraversato da faglie dialettiche che ne disegnavano una sinistra, una destra e, volendo, anche un centro. Non si sentiva il bisogno dei partiti di opposizione, a cominciare dal Pd, che non avevano alcunché da aggiungere. Oggi è il Pd, con l’unica idea (che è un’idea-strumento) delle primarie a tenerlo unito o per meglio dire ‘incollato’, grazie al fatto che nelle stesse è per la prima volta emersa una competizione – vera e senza esclusione di colpi -, ad esprimere tutte le potenzialità e sfumature di un dibattito; quello che di plausibile passa il convento – che piaccia o meno – è al momento, pressoché, tutto qui.

No, Matteo Renzi non è un liberale, né d’altronde gioca a farlo. La sua proposta, inoltre, non appare neppure del tutto convincente. Ma è un fatto che è l’unico politico italiano che ha una speranza di vincere che, nelle forme di un linguaggio nuovo e spregiudicato, propone idee e soluzioni che possono vagamente piacere ad un liberale. Peraltro, la sua ascesa a premier è irta di ostacoli e forse (già) compromessa: prima deve vincere le primarie e poi deve vincere le elezioni. Di traverso ci sono Bersani, l’approvazione di una nuova legge elettorale, gli accordi a vari livelli e le strizzatine d’occhio di vari e non irrilevanti ambienti in favore di un Monti-bis.

Il liberale, dunque, potrebbe decidere di intervenire e puntare sul giovane Sindaco di Firenze per poter soltanto sperare in un Paese diverso, in un qualcosa che assomigli lontanamente ad una società aperta. O l’astensione o Renzi, dunque? Si, tertium non datur – avrebbero detto i latini. Non ci sono, verosimilmente, altre possibilità.

Pubblicato in : Editoriale

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Adalberto Scarlino

    21 Novembre 2012 alle 22:37

    Essendo stato iscritto anche io – per una vita – al PLI, che ho avuto l’onore di rappresentare per quindici anni nel consiglio comunale di Firenze, essendo inoltre un vecchio sostenitore del proporzionale (con il voto di preferenza e senza premi e/o sbarramenti deformanti la volontà dell’elettore ), non andrò a votare alle primarie. Ad amici e conoscenti che chiedono un parere, rispondo che all’astensione è preferibile il voto ; e che , nella fattispecie, votare Renzi è la scelta migliore . O meno peggiore : se non altro per dare un’indicazione favorevole ad una almeno parzialmente nuova – diciamo – classe politica.
    Mi permetto di scriverlo anche qui, grato , ugualmente del consenso o del dissenso ,ai lettori e agli amici di Pensalibero.

    Rispondi
  2. Paolo Marini

    20 Novembre 2012 alle 17:06

    Leggo ora questo commento, che merita rispetto e considerazione. Con una precisazione, anzi due: 1) c’è anche l’altra strada, astenersi e basta, cosa che molti liberali fanno da tempo, io – nella fattispecie – dal 2006; e solo ora arrivo appunto a quello che ho chiamato “dilemma”; 2) conosco il Partito Liberale Italiano, guidato da Stefano De Luca, già deputato e sottosegretario per il vecchio PLI (quello in cui mi onoro di aver militato dal 1984 al 1994). Nell’ultimo ventennio, tuttavia, è trascorsa quella che chiamo un'”era geologica” e pretendere di raccogliere il consenso e la partecipazione dei liberali dispersi per ogni dove solo perché ci si chiama “Partito Liberale Italiano” non è più sufficiente.

    Rispondi
  3. Mario Rampichini

    19 Novembre 2012 alle 14:45

    Quindi i liberali dovrebbero votare per Matteo Renzi, che “non è un liberale, né d’altronde gioca a farlo”? Perché Paolo Marini, che sicuramente lo sa, non dice ai suoi lettori che esiste un Partito Liberale Italiano, che da anni cerca disperatamente di aggregare i tanti liberali, isolati o dispersi in innumerevoli gruppuscoli, che continuano a nascere e morire come i funghi, partito che non riesce a farsi conoscere, e quindi a crescere e acquisire un peso significativo, anche perché tutti i mezzi d’informazione, compresi quelli dichiaratamente liberali, lo ignorano o fingono di ignorarlo?

    Rispondi

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