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Il decreto del fare/3: art. 19 – opere inutili

di Carlo Stagnaro | 15 Luglio 2013

Bene la maggiore trasparenza, ma decisamente male le modalità con cui viene modificato un incentivo già di per sé più che problematico.

enricolettaL’articolo 19 del decreto del fare riguarda uno dei temi più delicati in assoluto: quello delle infrastrutture. Delicato perché – a parità di altri elementi – si fanno meno infrastrutture del necessario a causa dell’inaffidabilità del quadro normativo; se ne fanno più del necessario a causa di sussidi e altri incentivi impliciti. Come trovare l’equilibrio?

I commi 1 e 2 riguardano i rapporti tra concedente e concessionario, nel caso di opere realizzate attraverso la finanza di progetto. Si tratta perlopiù di miglioramenti del Codice degli appalti nel senso della maggiore trasparenza e della maggiore certezza delle procedure. Per esempio, il concedente deve dichiarare di possedere tutte le autorizzazioni, licenze ecc. connessi all’opera. Inoltre, viene sancito un principio di grande civiltà: quando una norma di legge modifica l’equilibrio economico di un’opera (che deve essere definito ex ante), sussistono le condizioni per una revisione del contratto di concessione.

Più delicato è invece il contenuto dei commi 3-5, relativi agli incentivi fiscali per le grandi opere che non sono in grado di raggiungere l’equilibrio economico-finanziario. Avete capito bene: nel nostro paese si sussidiano opere che siano al tempo stesso sufficientemente grandi e sufficientemente inutili (si veda qui). Il comma 3 abbassa l’asticella dimensionale da 500 a 200 milioni di investimento minimo: come dire, democratizzare l’inefficienza. Contemporaneamente, viene introdotto il requisito aggiuntivo della “rilevanza strategica” dell’opera. Cioè: democratici sì, ma il credito d’imposta potrete averlo solo se siete amici degli amici. Se sei grandicello, perdi soldi e hai il cellulare di un ministro, puoi ottenere addirittura l’esenzione dal canone di concessione, ma solo in alternativa al credito d’imposta (esageruma nen).

Conclusione: bene la maggiore trasparenza, ma decisamente male le modalità con cui viene modificato un incentivo già di per sé più che problematico.

Pubblicato in : Primo piano

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