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Il credulone

Di tutte le accuse che sono rivolte quotidianamente a Trump, manca la più sensata. Un inguaribile credulone. Egli davvero crede che i dazi servano a rimettere in moto il sistema produttivo americano? Verrebbe da pensare che non sa in che mondo vive. Colbert, che certo aveva una caratura di economista superiore a quella di Trump, adottò per primo misure protezioniste, per risanare il bilancio della Francia e parzialmente vi riuscì. Non fosse per le guerre di Luigi XIV, che non aveva previsto.

di Riccardo Bruno | 12 Maggio 2026

Di tutte le accuse che sono rivolte quotidianamente a Trump, manca la più sensata. Un inguaribile credulone. Egli davvero crede che i dazi servano a rimettere in moto il sistema produttivo americano? Verrebbe da pensare che non sa in che mondo vive. Colbert, che certo aveva una caratura di economista superiore a quella di Trump, adottò per primo misure protezioniste, per risanare il bilancio della Francia e parzialmente vi riuscì. Non fosse per le guerre di Luigi XIV, che non aveva previsto. Solo che non furono le guerre a sfasciare il lavoro di Colbert, furono proprio le misure adottate. Prima funzionarono, poi isolarono il paese dal resto del mondo. La Francia poteva permetterselo? Certo era una grande potenza con possedimenti dalle Americhe alle indie. Non fosse che specializzando la propria attività e vivendo esclusivamente di essa, la Francia esaurì la capacità innovativa. L’Inghilterra, che non fu mai davvero protezionista, fino alla seconda guerra mondiale, avrebbe giubilato in modernità l’industria francese già alla fine del Settecento, schiantandola.

Nel migliore dei casi, Trump con i suoi dazi, se riuscirà mai a realizzarli interamente, viste le obiezioni giuridiche che gli vengono frapposte, renderà obsoleta l’industria americana. Non è un caso che fino a Trump, il principale sostenitore dei dazi, era il vecchio senatore democratico Benny Sanders, un altro che vive in un’epoca anteriore al Seicento. E la prova offerta su dazi non è nemmeno la principale dimostrazione di ingenuità del presidente statunitense. Questa è data dalle relazioni con l’Iran. Davvero Trump pensa che gli ayatollah che presero in giro Obama, sarebbero stati leali con lui? Obama possedeva le carte migliori al mondo da giocarsi con l’Iran. Smobilitato l’esercito in Iraq, liberava il campo del principale antagonista della Repubblica islamica. Probabilmente avrebbe fatto meglio a mantenere le truppe per fare pressione sul regime iraniano. Ma la sua voleva essere una prova di fiducia. Guardate, ce ne andiamo. Non abbiamo nessun rancore e nessuna ostilità verso di voi. Ad Obama, un grande presidente, gli iraniani avrebbero dovuto fare una statua. Invece lo hanno ingannato. Trump cosa poteva fare? Giunto per la prima volta alla presidenza ha pensato che sarebbe stato sufficiente eliminare Soleimani, il capo delle milizie sciite in Iraq e annullare gli accordi sul nucleare. Una figura da fesso. Adesso la ripete con i colloqui in Pakistan. L’amico pakistano. Gli americani cercavano da dieci anni Bin Laden sui monti dell’Afghanistan e quello stava tranquillo ad Abbottabad, Pakistan. E chi ti ha scelto come mediatore il buon Donald? Il governo pakistano.

Per chiudere il contenzioso con l’Iran, serviranno le truppe di terra e se non sarà Trump a farlo, sarà il prossimo presidente americano, si preparassero all’idea quelli che vogliono l’unità dell’occidente. C’è un solo caso in cui Trump se l’è cavata bene, con Putin. Gli ha steso il tappeto rosso, si è sprecato in salamelecchi, sapendo che quello era spacciato. Gli ha tolto la Siria, gli ha tolto Maduro, comunque gli ha compromesso l’Iran, ha consentito e magari fatto progettare, gli attacchi ucraini in profondità nella Russia, gli stessi a cui Biden e Meloni erano contrari. Putin è un pesce che batte la coda sulla sabbia, l’unico successo ottenuto da Trump. E nessuno gliene rende merito.

Qui da noi il livello è di essere costretti a spiegare che volersi difendere non è un bellicismo, il professor Panebianco sul Corriere della Sera di oggi. Un paese che nella sua storia è riuscito persino ad aggredire l’Albania, l’unico successo militare in cento cinquant’anni, si merita un simile tristo epilogo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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