Studio della SVIMEZ. La crisi morde, ma le Banche sono sempre più avare e le imprese allo stremo.

In un’epoca di crisi strutturale in cui, nella migliore delle ipotesi, la prospettiva più ottimista per il 2014 è la stagnazione, il rapporto banca-impresa vacilla. In un quadro negativo a livello europeo, la situazione si aggrava in Italia, dove domina un sistema ‘bancocentrico’, nel Sud e nel Mezzogiorno in particolare. A farne le spese soprattutto le Piccole e Medie Imprese (PMI), che hanno enormi difficoltà ad accedere al credito bancario.
Si tende a razionare e alla regolazione prudenziale, tanto che le banche non rinnovano i mutui in scadenza a famiglie ed imprese, con un impatto alquanto negativo per l’edilizia, ma anche per altri settori. Intanto il prezzo del credito sale. La soluzione per uscire dall’impasse è rappresentata da “soggetti terzi indipendenti, dotati di idonei patrimoni” che forniscano garanzia alle imprese e alle banche sul rischio di credito: i Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi (Confidi). In un momento in cui le imprese, soprattutto al Sud, scarseggiano in efficienza, in produttività e in competitività, i Confidi potrebbero aiutare a favorire la loro ripresa. L’analisi (condotta su 13 Confidi cosiddetti maggiori e 18 minori), mostra che al Meridione hanno un coefficiente di solvibilità più alto, di cui il 56% dei volumi non supera i 75 milioni. Al Centro-Nord, invece, si hanno flussi superiori ai 75 milioni (74,5-83,%). Dalla crisi si esce solamente incentivando l’occupazione, che può venire solo dalle imprese, le cui “sofferenze” sono aumentate. Occorre una revisione degli statuti dei Confidi, rivedendo anche i costi degli organi sociali dei Confidi. E del T.U. bancario, in modo meno restrittivo, senza discriminazioni in base alle dimensioni delle aziende, guardano alla validità della progettualità e favorendo l’accesso a crediti anche extra-regionali delle imprese. E puntare su una strategia di prossimità territoriale delle banche, a contatto più diretto coi clienti, per una conoscenza più approfondita delle realtà con cui vanno ad interagire. Pertanto è necessaria anche una maggiore trasparenza informativa e una più oculata condivisione di informazioni e dati. Ciò già sta avvenendo con una delocalizzazione in più filiali delle attività bancarie, pur tuttavia conservando un accentramento delle funzioni decisionali nelle sedi centrali. Ciononostante si deve tener conto delle peculiarità specifiche locali e non offrire un “prodotto” indifferenziato e standardizzato. Soprattutto prendendo in considerazione molte realtà sommerse, quali circa 3 milioni e 600mila imprese e micro aziende, ditte individuali, o il 30% di imprese under 35 nate nel 2012, che subiscono il mercato e il sistema finanziario, pur contribuendo al loro andamento.

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