Cinque giorni di dibattito sulla società aperta con un occhio tutto particolare al “mercato”, al “merito”, alla “competizione”. E’ l’iniziativa che per cinque giorni a Milano tiene impegnato il fior fiore dell’intellighenzia italiana. Organizzato dalla Fondazione del Corriere della Sera e dall’università Bocconi il convegno rappresenta di fatto, sul piano culturale, un certificato di morte per questo centrosinistra e questo centrodestra. Entrambi hanno dimostrato di non essere capaci di dare risposte efficienti ai problemi della società italiana. L’una e l’altra alleanza sono delle “convivenze di fatto” dove c’è tutto e il contrario di tutto. Coalizioni vecchie, non aperte al nuovo, inadeguate a guidare un paese moderno. Tutto l’opposto di quello che serve: protezionismo e difesa delle corporazioni al posto di una sana competizione e dell’apertura del mercato. Chiusura nel proprio provincialismo invece di apertura alle tante opportunità della globalizzazione.
L’iniziativa rappresenta un guanto di sfida. E’ sicuramente un benservito a Prodi e alla sua maggioranza ma è ancora presto per valutare i suoi possibili sbocchi sul piano politico. Il benservito a Prodi è comunque un fatto positivo. Il Corriere e quello che rappresenta aveva fatto campagna elettorale per il Professore, oggi è su altre posizioni. A fargli cambiare idea questi 12 mesi di governo che hanno dimostrato quello che molti, e noi fra questi, avevano capito subito: con una sinistra radicale al 20 per cento non si governa. E le cose non cambieranno certo con il Partito Democratico che nasce male e nasce debole e che non sarà mai in grado, con simili compagni di viaggio, di far emergere la sua indubbia anima riformista. Stessa situazione di inadeguatezza sul centro destra dove prevale una sorta di bonapartismo all’italiana che finisce per mettere in sordina anche la sua prevalente anima liberale. Da qui l’importanza di avere gettato un sasso nello stagno. Vedremo quanti e quali cerchi si produrranno. Non va dimenticato infatti che il demiurgo dell’iniziativa è quel professor Monti, rettore della Bocconi, che più volte è stato individuato come una preziosa “riserva della repubblica”. Gli sviluppi possibili sono almeno tre. Scendere direttamente in campo con una nuova formazione politica di stampo liberale e liberista, fare da padri nobili ad una possibile Grande Alleanza che avrebbe i suoi perni centrali nel nascente Partito Democratico e in una rinnovata Forza Italia oppure sponsorizzare il Grande Centro vagheggiato da Casini e dall’Udc. Tre soluzioni che hanno, purtroppo, un minimo comune denominatore: l’assenza di quelle forze laiche, liberali e riformiste che in un paese normale sarebbero le destinatarie naturali delle sollecitazioni provenienti dal convegno milanese e che invece in Italia sono tutte impegnate a spaccare il capello in quattro e a rincorrere posizioni di potere del tutto marginali. Piccoli uomini inadeguati per un grande disegno.
Il Corriere licenzia Prodi e compagni.
Il Corriere licenzia Prodi e compagni. L’Italia ha bisogno di una nuova classe politica aperta al mercato e capace d raccogliere la sfida della globalizzazione.

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