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Il contributo dell’ Arabia Saudita e di altri attori regionali alla difesa di Israele

di Marco Mayer | 16 Aprile 2024

Il sito della famiglia reale saudita https://houseofsaud.com/gulf-allies-including-saudi-arabia-provided-critical-intelligence-on-planned-iranian-attack/ ha pubblicizzato ieri un dato di notevole rilevanza politica sulle cui implicazioni i media e gli analisti  dovrebbero concentrare l’ attenzione (sia per il contenutosostantivo che per le inusuali modalità di comunicazione pubblica).  La sostanza è la seguente. Dopo aver ricevuto da Teheran le informazioni relative alla  pianificazione dell’ imminente e massiccio  attacco missilistico contro Israele l’ Arabia Saudita ha deciso di condividerle con gli Stati Uniti e con i loro alleati favorendo  l’ efficacia della reazione. Il testo che ho appena citato rivendica esplicitamente il  contributo informativo che  l’ Arabia Saudita ed altri paesi arabi hanno offerto alla  difesa di Israele. 

La decisione di Ryad non era  affatto   scontata per  le buone  relazioni in essere con la Russia di Putin https://www.spa.gov.sa/en/N2009894. Una particolare preoccupazione dei più attenti osservatori era (e resta) ru  ipotetiche  cooperazioni tra Arabia Saudita e Mosca nel comparto della missilistica supersonica

https://www.tacticalreport.com/daily/62663?utm_content=title&utm_campaign=5134&utm_source=am_icymi&utm_medium=sendy

La condivisione informativa (insieme al ruolo attivo assunto  dalla Giordania) ha creato  nuove  condizioni per  un processo di isolamento politico (e conseguente indebolimento)   dell’ Iran e dei suoi proxies.  La netta  sconfitta  subita da  Teheran non é, infatti,   solo militare, ma se ben gestita da Israele é destinata, ad incrinare la reputazione ed il  peso politico dell’ Iran nelle percezioni di Mosca e di Pechino.  Un altro aspetto da sottolineare é che  le gravissime perdite subite dalle brigate Al Qassam di Hamas (secondo l ‘ IDF sono rimasti operativi soltanto 5 battaglioni sui 24 che operavano  a Gaza sino al 7 ottobre scorso) costituiscono un severo ammonimento  per gli Hezbollah in Libano, per gli Houti in Yemen e per le diverse milizie filoiraniane che operano in Iraq. La grande efficacia dimostrata dai sistemi difensivi israeliani  rispetto alla massiccia offensiva iraniana restituisce alle forze armate israeliane la credibilità incrinata dalla strage del 7 ottobre  e costituisce oggettivamente un significativo fattore di deterrenza.   

E’ troppo presto per valutare compiutamente le convulse vicende degli ultimi giorni, ma   l’esplicita collaborazione  di intelligence tra l’Arabia Saudita, altri paesi arabi e Israele  conferma la validità della strategia diplomatica portata avanti dall’ amministrazione Biden (diversamente da quanto sostenuto dal Wall Street Journal Israel Had Created Enormous Political Trouble for Biden. Then Iran Attacked. ) .  A proposito delle relazioni tra Israele e i paesi arabi é tuttavia decisivo  non ripetere gli errori politici  compiuti dagli accordi di Abramo, mi riferisco  specificatamente alla totale emarginazione dai contatti negoziali  dell’ Autorità Nazionale Palestinese. 

Si tratta di una errata valutazione compiuta da tutti, ma particolarmente gradita ai leader dell’estrema destra israeliana. Basti citare  il  caso di  Bezalel Smotrich che in questi giorni fa la parte del falco, ma é tristemente celebre per i suoi pubblici apprezzamenti di Hamas. Nessuno dovrebbe dimenticare l’allucinante, ma emblematico  tweet in cui Bezalel Smotrich  definì Hamas un asset Israeli far-right Minister Bezalel Smotrich described Hamas as ‘asset’ in unearthed tweet.  Altro che asset! L’ opinione pubblica israeliana si chiede dov’era Smotrich durante i  17 anni in cui Hamas ha regnato incontrastato su Gaza  trasformando impunemente la striscia in un arsenale di guerra sempre più sofisticato da cui sferrare l’efferato attacco del 7 ottobre.  https://formiche.net/2023/10/minacce-inedite-attacco-hamas-mayer/ .  Last but not least é importante ricordare  che la sconfitta di Hamas é  condizione necessaria, ma non sufficiente. Anche quando Hamas sara’ messo nella condizione di non nuocere  la questione nazionale palestinese resta, irrisolta da decenni. Per questo servono coraggio e lungimiranza e soprattutto una visione del futuro capace di illuminare da subito  la fase postbellica. Per quanto oggi appaia una missione impossibile  la prospettiva dei due popoli e due Stati deve ritornare al centro dell’agenda politica.

Marco Mayer  

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, forze armate, futuro, iran, iraq, opinione pubblica, processo, putin, stati uniti, valutazione, wall street

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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