Invitato a dire la sua in merito al giudizio negativo di Standard&Poor’s nei confronti dell’Unione di centrosinistra, Oliviero Diliberto, qualche giorno fa, dichiarava al Corriere della sera che “il Paese con la crescita economica maggiore è la Cina comunista”, dimenticando che la “metafora cinese” è di per sé l’antitesi del comunismo politicamente inteso, di cui il Pdci vorrebbe essere il portabandiera. Il repentino decollo economico del Paese che fu di Mao si deve infatti ad un calcolo ben preciso e a lungo meditato, fondato essenzialmente sul presupposto che per “scalare” (è proprio il caso di dirlo) il mercato mondiale, dominato sino a poco prima dalla potenza giapponese (oltreché ovviamente dal colosso americano), con concrete possibilità di riuscita, si sarebbe dovuto partire con una marcia in più, una sorta di metaforico asso nella manica, sacrificando qualcosa cui nessun altro Paese economicamente competitivo avrebbe mai potuto rinunciare: il dato sociale. Da qui la scelta di abbracciare un capitalismo selvaggio e spregiudicato, mantenendo esclusivamente quegli aspetti del comunismo legati al contesto ideologico fondato sull’oppressione e la repressione. Ed ecco allora che l’economia di mercato, da condizione irrinunciabile per la sussistenza di un liberismo economico che, se controllato, è tutt’uno con il liberalismo e la democrazia (emblematico il caso dell’Occidente), diviene qui uno strumento di controllo per un’oligarchia di ricchi, creando, contemporaneamente, un’esasperata competizione senza limiti né regole. Il sistema economico-sociale cinese è, in definitiva, un insalubre connubio tra il peggio del capitalismo e il peggio del comunismo, che ha indubbie ripercussioni sulla vita della popolazione (a sentire le più recenti statistiche, la Cina è al primo posto per numero annuale di suicidi), al servizio di un dispotico regime che attraverso la violazione dei diritti civili e lo sfruttamento di una manodopera sottopagata, è diventato una delle maggiori potenze economiche del mondo. Altro che “imperialismo americano”.
di Giulio Laroni – dall’Avanti! del 17/VIII/2005 – pag. 1

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