
Eccolo, l’ennesimo editto (dichiarare ufficialmente) della paura, vergato con l’inchiostro del fanatismo e il fiele della sottomissione. Un quotidiano di Teheran alza il velo sulla sua ultima macabra ossessione e compila la lista. La chiamano “lista nera”, ma è solo l’ennesimo inventario di bersagli per le menti malate dei guardiani della rivoluzione, un catalogo di teste da tagliare, virtualmente o realmente, per il reato più grave che esista ai loro occhi: essere liberi. E tra quei nomi, tra i leader dell’Occidente che ancora non si sono inginocchiati, spunta quello di Giorgia Meloni.
La cosa mi stupisce? Nemmeno per un secondo. Mi disgusta, certo, ma non mi sorprende. Perché quei teocrati barbuti, abituati a calpestare la dignità delle loro stesse donne, a imprigionarle dietro il muro nero di un chador obbligatorio, a picchiarle a sangue se solo un ricciolo di capelli sfugge al controllo del regime, provano un terrore cieco e viscerale di fronte a una donna che comanda. Una donna che non aspetta il permesso di un ayatollah per parlare, per governare, per esistere. Una donna occidentale, piaccia o non piaccia la sua politica, che siede sullo scranno più alto del suo governo senza dover chiedere scusa a nessun dio medievale. Per loro, questo è il peccato supremo. La bestemmia vivente.
E allora eccola, la nostra Europa sonnacchiosa, costretta a guardarsi allo specchio attraverso le minacce di un regime liberticida. Questa lista non è solo un attacco a un presidente del Consiglio; è uno schiaffo in faccia a tutti noi, alla nostra civiltà che, per quanto malata di ignavia e di politically correct, poggia ancora sulle fondamenta della libertà individuale. Quei fanatici ci odiano. Odiano il nostro modo di vivere, la nostra democrazia imperfetta, la nostra pretesa di separare la legge dello Stato da quella del tempio. E usano queste liste per ricordarcelo, mentre noi continuiamo a fare affari, a balbettare diplomazie inutili, a voltarci dall’altra parte per non vedere il pericolo che bussa alla porta.
Fossi in Giorgia Meloni, quel nome su quel foglio infame lo porterei come una medaglia al valore. Perché quando i nemici della libertà ti mettono nel mirino, significa che stai facendo qualcosa di giusto. Significa che non sei invisibile, che la tua sola presenza rompe il loro disegno di totale sottomissione. Ma a noi, cittadini di questo Occidente smemorato e codardo, questa lista deve servire da sveglia. Fino a quando continueremo a tollerare chi vuole distruggerci? Fino a quando crederemo che il silenzio ci salverà dalla furia di chi ha fatto del terrore la propria unica fede? La risposta non sta nei palazzi della politica, sta nel nostro coraggio di dire, ancora una volta, un no rotondo, assoluto e disperato.
Giuseppe Basilico

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