Inquietante. Con questo aggettivo l’Unità ha bollato l’atteggiamento a Capri del direttore del Corriere, Paolo Mieli, reo di aver cercato gli applausi della platea sollecitando “gli istinti più bassi dei giovani industriali” nel criticare l’azione del governo. Da qui la necessaria risposta. Bazoli, il presidente di Intesa San Paolo, prodiano doc nonché azionista di peso del quotidiano, alza il telefono. Come sempre accade fra gente di mondo l’attacco non è mai diretto ma punta ad un bersaglio secondario. La cosa importante è che il destinatario capisca chi comanda. Così il banchiere rimbrotta il direttore facendogli sapere di non essere assolutamente d’accordo con la linea che sta perseguendo il giornale. L’occasione è la mancata pubblicazione di un documento di alcuni intellettuali a difesa della Costituzione, del quale ci siamo già occupati anche noi di Pensalibero. Non ci interessa qui tornare sulla vicenda, anche se potremmo chiosare che “chi tocca la Costituzione muore”, ci preme invece sottolineare l’atteggiamento della stampa di sinistra verso il richiamo di Bazoli, un richiamo che se fosse venuto da Berlusconi verso una delle sue testate avrebbe scatenato, ci sia permesso di dire giustamente, una selva di dichiarazioni politiche e la ferma condanna del sindacato (?) dei giornalisti per una “ingerenza che viola la sacrosanta indipendenza della stampa”. Leggiamo invece come l’Unità racconta il fatto “Il direttore è colto di sorpresa, imbarazzato, si giustifica, parla di incomprensioni, di un incidente involontario. E corre subito ai ripari per dimostrare la sua buona volontà. Chiama Bassanini (uno dei firmatari dell’appello non pubblicato) e gli chiede di scrivere un articolo sui temi del documento mai apparso sul Corriere che puntuale viene pubblicato in bella evidenza. Ma la vicenda non è chiusa. La partita non finisce qui.”
Insomma c’è padrone e padrone. Se un padrone è “democratico” ha il dovere di intervenire quando i suoi giornali dicono o fanno qualcosa che non è in sintonia con il suo “democratico” pensiero. Se invece non ha la patente di democrazia deve solo tacere. Può non piacere ma questa è la libertà di stampa oggi in Italia.

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