Tutti sono convinti che esista il problema dell’abuso della mobilità parlamentare nel nostro Parlamento, ma nessuno manifesta vergogna.
Per confermare le considerazioni negative sulla Costituzione Italiana si coglie il caso del Sen. Azzolini e di altri imputati già in carcere, accusato di associazione per delinquere dalla Procura di Trani.
Per la Costituzione italiana, la richiesta di arresto per il sen Azzolini deve essere convalidata dal voto del Senato. Se il Senato esprime parere contrario, il Senatore è libero e la Procura di Trani deve aspettare che Azzolini non sia più senatore per arrestarlo.
Il popolo deve solo prendere atto che la legge non è uguale per tutti.
La libertà di Azzolini è il risultato di un compromesso politico per tenere in vita il deludente Governo Renzi e la poltrona del Giuda Angelino Alfano.
Guardiamo ora chi ha salvato Renzi e perché l’ha potuto fare.
Il senator Verdini, fiorentino e intimo amico di Renzi, in virtù dell’art.67 della Costituzione, ha lasciato Berlusconi e con altri senatori, anch’essi di Forza Italia, si è unito a Renzi.
Il fatto vergognoso è che si salva dal carcere il senatore Azzolini e rimangono in carcere altre persone e due suore imputate dello stesso reato del senatore.
L’Art. 67 della Costituzione, tra la meraviglia generale, recita testualmente:
“OGNI MEMBRO DEL PARLAMENTO RAPPRESENTA LA NAZIONE
ED ESERCITA LE SUE FUNZUIONI SENZA VINCOLO DI MANDATO”
Si legge che tale articolo, per la sua brevità, fosse stato ignorato dalla dottrina costituzionale e votata senza particolare discussione dall’Assemblea Costituente.
Diciamo che è stato un errore di leggerezza. Dopo tanti anni, però, tenerlo ancora in vita non è più un errore, ma una convenienza per tanti affaristi parlamentari.
Tutti sono convinti che esista il problema dell’abuso della mobilità parlamentare nel nostro Parlamento, ma nessuno manifesta vergogna.
E’ da non credere che l’Italia stia guardando la Costituzione sudafricana, che all’art. 47 introduce, tra le cause di decadenza dal mandato parlamentare, la perdita dello status di membro del partito nelle cui liste, un deputato, sia stato eletto.
Si potrebbe affermare che i padri costituzionalisti sudafricani sono stati più attenti dei nostri padri costituzionali.
Nessuno crederebbe, poi, alla notizia circa una dichiarazione di Beppe Grillo che avrebbe proposto di annullare il discusso art.67 della Costituzione.
Taluni professori di Diritto commentano che il parlamentare, essendo rappresentante dell’intera nazione e non già degli elettori del suo collegio, non è tenuto a osservare eventuali disposizioni vincolanti del suo elettorato.
Con tutto il rispetto per i professori di Diritto, le loro tesi non sono condivisibili perché il parlamentare votato in una zona che lamenta gravi problemi di natura economica, sociale e altro ancora, in Parlamento cercherà di risolvere prima i problemi della sua terra e poi, quelli dell’intera nazione. E’ quanto avviene tuttora.
Sono di moda in Italia convegni, tavole rotonde, interviste, d’indubbio valore culturale, ma spesso si trascurano i problemi della realtà sociale quotidiana. Si parla pochissimo della situazione carceraria. S’ignorano i diritti dei detenuti, in particolar modo di quelli gravemente malati che sono mal curati per mancanza di medicinali e attrezzi sanitari.
Si parla di crisi economica che sta trasformando la bella Italia in una nazione del terzo mondo.
Nessuno affronta il problema dei poteri forti, del gioco delle banche guidate dalla politica economica tedesca. Nessuno prende il coraggio di ribellarsi seriamente per ridurre i vergognosi emolumenti dei Presidenti della Repubblica per arrivare a quelli delle cooperative o delle Commissioni varie. Per terminare sarebbe il caso di leggere la poesia “All’Italia” di Giacomo Leopardi per ritrovare un po’ di coraggio per preparare un futuro migliore.

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