Sia detto con il massimo del rispetto: non siamo d’accordo con le parole dell’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, che nel corso dell’omelia per la festa dell’Immacolata in cattedrale, ha criticato con forza, pur senza citarla direttamente, l’iniziativa della Regione Toscana sulla distribuzione gratuita di preservativi ai giovani sotto 25 anni. Secondo l’alto prelato, distribuire i preservativi e, immaginiamo, diffonderne l’uso tra i giovani e meno giovani, significa rinunciare ad “occuparsi della formazione delle persone, in particolare dei giovani”. Necessario, invece, sarebbe intervenire “con campagne educative che promuovano comportamenti sessuali coscienziosi, favorendo cioè la stabilità e la fedeltà delle relazioni”. Al contrario, puntare sul preservativo significherebbe affidarsi “alla logica della protezione strumentale, resa di facile accesso perché gratuita, che di fatto incentiva la promiscuità e i rapporti a rischio”.
Lo diciamo a titolo strettamente personale, perché nelle discussioni di Punto e a Capo non abbiamo mai affrontato questo argomento: la posizione del Cardinale ci trova, su questo punto, in netto dissenso. Talmente netto che “la logica della protezione strumentale” riteniamo sia consigliabile anche quando una coppia regolarmente sposata o convivente, intrattenga rapporti sessuali volendo escludere che portino al concepimento. E auspicabile in tanti Paesi nei quali il ritmo delle nascite va ben oltre la volontà delle coppie. Naturalmente senza volere imporre il preservativo ma lasciandone l’uso alla libera determinazione dei patner.
Nicola Cariglia

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