
Grande sospiro di sollievo per le opposizioni che, pur non avendo ancora presentato un programma compiuto e sostenibile nei conti pubblici, capace di affrontare problemi complessi come la sanità, il caro vita, la difficoltà di arrivare a fine mese, la povertà crescente nonostante il lavoro, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e una scuola sempre più in difficoltà, sembrano aver individuato in Roberto Vannacci un possibile bersaglio politico.
Su impulso di alcune forze centriste, tra cui Italia Viva, l’attenzione non si concentra tanto sulla ricerca delle risorse necessarie per migliorare le condizioni degli italiani, quanto sulle indiscrezioni e sui presunti rapporti politici e culturali che alcuni osservatori attribuiscono a Vannacci in relazione alla Russia e a Vladimir Putin. Una questione che, per molti cittadini alle prese con problemi concreti, potrebbe apparire secondaria, ma che rischia di diventare uno dei temi centrali dei talk show e dei confronti politici che riprenderanno dopo l’estate.
Nel frattempo, il dibattito pubblico continua a essere dominato da slogan e polemiche, mentre le questioni strutturali del Paese rimangono spesso sullo sfondo. Da una parte il centrosinistra cerca un tema capace di unire le sue diverse anime; dall’altra il centrodestra deve fare i conti con tensioni interne, con una leadership non sempre compatta e con la crescente concorrenza rappresentata proprio da Vannacci, il cui consenso potrebbe sottrarre voti agli alleati di governo. La vera domanda, però, resta un’altra: gli italiani voteranno sulla base delle etichette ideologiche o delle soluzioni concrete? Dopo anni di contrapposizioni tra fascisti, comunisti, sovranisti ed europeisti, cresce la sensazione che una parte dell’elettorato chieda soprattutto competenza, pragmatismo e capacità amministrativa. Per scongiurare l’ennesima stagione di governi tecnici o di maggioranze fragili, molti cittadini sperano nell’emergere di una classe dirigente preparata, capace di rimboccarsi le maniche e lavorare per il Paese senza trasformare ogni confronto politico in una guerra di slogan.
Perché, alla fine, ciò che interessa agli italiani non è chi urla più forte, ma chi riesce davvero a migliorare la loro vita quotidiana.
Angelo Santoro

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