
Paolo Valerio, regista del goldoniano Sior Todero brontolon, in scena al Teatro della Pergola di Firenze dal 25 al 30 marzo, spiega nelle sue note di regia che Goldoni, nei Mémoires, parla del suo amore per le marionette. Proprio da qui – aggiunge Valerio – “prende spunto questo progetto di regia che vuole presentare una versione del Sior Todero come un Grande Burattinaio, anzi Marionettista. Da qui la vicinanza con un altro personaggio patriarcale che vuole controllare e dirigere la famiglia, Vito Corleone, che nel manifesto del capolavoro di Coppola, Il Padrino, è appunto rappresentato con una mano che manovra i fili”.
“Ma la marionetta – sottolinea poi Paolo Valerio – deve anche essere intesa come un doppio dei personaggi, l’anima e l’inconscio che muove le azioni e il corpo, talvolta in sintonia, talvolta in contrasto con il pensiero dell’attore. Il corpo dell’attore come marionetta e, talvolta, come macchina corporea che cerca una soluzione al mistero del personaggio. La marionetta come lato oscuro, per sopportare e reagire all’orrore domestico della famiglia di Sior Todero, per sopportare e superare un personaggio odioso ed egoista, rappresentazione, nel peggiore dei casi, del genere maschile. E come spesso avviene nelle commedie di Goldoni, l’universo femminile è salvifico e risolutivo, e riesce a rimediare e risolvere i conflitti, per un presunto e, talvolta instabile, lieto fine”.
La scena di questo allestimento del Sior Todero è nel retropalco di un teatrino di marionette: ogni personaggio che agisce nella casa-teatro di Todero, qui superbo marionettista, accompagna infatti il proprio fantoccio alla stregua di un “doppio” irreale. Il mondo di Goldoni, il mondo delle marionette: due universi che si incontrano nel microcosmo di un luogo reale e immaginario.
In questa suggestiva rilettura di un classico del teatro italiano, Paolo Valerio dirige Franco Branciaroli, maestro del palcoscenico contemporaneo, con Piergiorgio Fasolo, Alessandro Albertin, Maria Grazia Plos, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Andrea Germani, Roberta Colacino, in collaborazione con I Piccoli di Podrecca.
Scene Marta Crisolini Malatesta, costumi Stefano Nicolao, luci Gigi Saccomandi, musiche Antonio Di Pofi, movimenti di scena Monica Codena.
Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano.
Il commediografo veneziano può suggerire ancora molto alla sensibilità contemporanea. Basti pensare al ruolo sottile e risolutivo che affida al mondo femminile, l’unico che nello sviluppo drammaturgico appare pienamente positivo: sarà l’alleanza fra la coraggiosa nuora del vecchio avaro e l’intelligente vedova Fortunata a salvare la giovane Zanetta da un matrimonio impostole per mero interesse e destinato, quindi, all’infelicità.
Il finale dell’opera, visto alla luce di tempi come i nostri in cui il tema del patriarcato domina la cronaca, riconsegna la giovane a un amore generoso e vero che, tuttavia, unisce alla gioiosità della risoluzione una venatura di turbamento.
Gabriele Parenti

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