Era quasi la fine dell’estate, pieno agosto, e tutta l’attenzione di due città, Firenze e Bologna era rivolta alla prima di campionato di serie A. Per l’esordio, una partita di cartello, il derby dell’Appennino: Bologna Fiorentina. Ma i destini delle due città si incrociavano anche per un’altra vicenda che aveva colto di sorpresa gli ambienti politici e culturali. Una vicenda dai contorni oscuri, anch’essa, apparentemente contrassegnata da un pareggio.
Improvviso, repentino e inatteso, era stato annunciato lo scambio dei due soprintendenti ai beni architettonici, ambientali e paesaggistici. Due donne note per la loro capacità e competenza: ma anche per il loro carattere tosto, di donne aduse a non piegare la testa e poco inclini ai compromessi, quantomeno a quelli mediocri.
il Ministero per i Beni Culturali aveva deciso che la soprintendente Paola Grifoni, che soltanto a primavera scorsa aveva firmato il contratto dirigenziale, da Firenze fosse trasferita a Bologna. Da quest’ultima città, invece, Alessandra Marino, insediatasi appena tre mesi prima, si sarebbe spostata a Firenze. Pensalibero fu l’unico organo di informazione a dare grande risalto alla vicenda e a pronosticare che di questo “derby culturale” si sarebbe, prima o poi, parlato assai più dello striminzito 1-1 con il quale le due squadre avevano lasciato lo stadio della città emiliana. Colpiva la mancanza di motivazioni e la repentinità del provvedimento.
Sulle capacità delle due dirigenti, nessun dubbio. E allora, perché spostarle entrambe a pochi mesi dai rispettivi insediamenti? L’attenzione di tutti si concentrò immediatamente sulla soprintendente di Firenze, Paola Grifoni. Solo da pochi mesi aveva firmato il contratto dirigenziale essendo risultata vincitrice del relativo concorso. Ma in realtà aveva retto per cinque anni la soprintendenza in qualità di funzionario più anziano. E lo aveva fatto con grande determinazione. Gentile e piacevole nell’aspetto, Paola Grifoni non aveva esitato a sfoderare il più deciso dei dinieghi ogni volta che le sembrasse indispensabile a tutelare i beni ai quali era preposta: la discussa loggia Isozaki a protezione del nuovo ingresso degli Uffizi, i pali della tramvia alle Cascine e a Porta a Prato, le statue di Ningbo nel parco delle Cascine, i concerti estivi alla Fortezza.
Di recente aveva pronunciato un altro no (quello fatale?) ed ingaggiato un durissimo braccio di ferro riguardo ai lavori per i Nuovi Uffizi in corso da anni. La ditta vincitrice dell’appalto, il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (vedi caso), chiedeva un forte aumento dei prezzi ed aveva interrotto i lavori. La signora Grifoni non solo aveva detto il suo no. Aveva intimato al colosso bolognese di riprendere i lavori minacciando, altrimenti, di procedere ad una nuova assegnazione. Tanto che il Consorzio aveva dovuto sottoscrivere la capitolazione e riprendere i lavori.
Era il 30 di luglio. Dopo pochi giorni la soprintendente era partita per una breve vacanza in Grecia, con la certezza (leggi assicurazione) di essere confermata al suo posto. Invece aveva pronunciato, almeno a Firenze, il suo ultimo no e aveva dovuto apprendere, in vacanza, del suo trasferimento.
Oggi è a tutti noto che la megainchiesta sugli appalti della Protezione civile (e dintorni) ha preso avvio da certe indagini in corso sul verminaio degli appalti e delle questioni urbanistiche fiorentine: area di Castello, Auditorium per la Musica, Scuola per marescialli dei Carabinieri, Manifattura Tabacchi, parcheggi, raddoppio degli Uffizi. Emerge una sorta di nevrosi affaristica che mette in evidenza se non le responsabilità penali (siamo garantisti ed aspettiamo i giudici fino al terzo grado) almeno quelle politiche dell’intreccio fra esponenti del centrosinistra, del centrodestra e delle imprese. Pensalibero ne parla da anni ed è persino stufo di farlo in perfetta solitudine. Tanto che, quando ascoltiamo le espressioni di ipocrita meraviglia di giornalisti, politici ed imprenditori fiorentini, li ripaghiamo della stessa moneta: “già, veramente incredibile!”
P.

Sono perfettamente d’accordo. Ormai sono anni che tutti sappiamo che esiste un intreccio di affari e intrallazzi tra destra, sinistra e istituzioni e nessuno ha pensato mai di indagare. Perché si svegliano tutti ora? E’ il richiamo dell’esibizionismo mediale? Sono solo manovre in vista delle prossime elezioni? Non ci sono parole per esprimere il disgusto che provocano tutti questi scandali, ma anche chi ora cade dalle nuvole e si comporta come Alice nel Paese delle Meraviglie!!!
Sono perfettamente d’accordo. Ormai sono anni che tutti sappiamo che esiste un intreccio di affari e intrallazzi tra destra, sinistra e istituzioni e nessuno ha pensato mai di indagare. Perché si svegliano tutti ora? E’ il richiamo dell’esibizionismo mediale? Sono solo manovre in vista delle prossime elezioni? Non ci sono parole per esprimere il disgusto che provocano tutti questi scandali, ma anche chi ora cade dalle nuvole e si comporta come Alice nel Paese delle Meraviglie!!!
Basterebbe veramente poco per risolvere il problema
1) Semplificare le norme sugli appalti
2) Vietare gli appalti pubblici alle aziende che finanziano le campagne elettorali dei partiti,
norme elementari, ma indispensabili.
La svolta deve passare anche attraverso una consapevolezza di tutti i cittadini nel credere fermamente, che i soldi pubblici sono una cosa sacra e il reato commesso nel rubarli molto grave.
Questa volta i magistrati ci sono da tutte le parti, e’ proprio il classico esempio, che la corruzione non e’ un problema di categoria, ma un fatto soggettivo. Sarebbe stata questa l’analisi giusta da fare anche sul partito socialista, la corruzione era legata agli individui e non certamente al colore politico, sarebbe come dire oggi visto che ci sono dei magistrati corrotti azzeriamo la magistratura.
Vorrei ricordare a Granchi che i Partiti partecipati di un tempo (con i loro difetti creati dalla gestione di potere ) non esistono più , che il finanziamento pubblico si è rivelato solo la mucca da cui pescare senza controllo( ed usufruendo in più della moltiplicazione dei pani ), ed infine che il collant che unisce trasversalmenmte destra ,sinistra e messinscene simili,nonchè centri di potere economico,politico e giudiziario è una sorta di confraternita semisegreta che abilita ad accumulo di ricchezze,carriere professionali e presenze politiche ,localmente ma non solo. E’ quindi conseguente e naturale che “..tutto il sistema politico sia legato allo stesso sistema d’imprese…cambia solo di volta in volta la priorità e la compartecipazione….. “.
perfetto! il problema non è quello della magistratura (che a volte opra bene e altre no) è che in un paese democratico i partiti devono controllarsi ed essere slternativi. e deve esserci unvero mercato delle costruzioni. L’assenza di mercato (e di regole che lo incentivino) nel settore delle costruzioni fa sì che tutto il sistema politico sia legato allo stesso sistema d’imprese…cambia solo di volta in volta la priorità e la compartecipazione…..
perfetto! il problema non è quello della magistratura (che a volte opra bene e altre no) è che in un paese democratico i partiti devono controllarsi ed essere slternativi. e deve esserci unvero mercato delle costruzioni. L’assenza di mercato (e di regole che lo incentivino) nel settore delle costruzioni fa sì che tutto il sistema politico sia legato allo stesso sistema d’imprese…cambia solo di volta in volta la priorità e la compartecipazione…..