
Il Brasile va al ballottaggio: Flávio Bolsonaro è davanti a Lula, ma non sfonda. Il secondo turno si terrà domenica 25 ottobre.
Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha avuto circa il 47% dei voti. Luiz Inácio Lula da Silva, presidente uscente, il 44,9%.
La sorpresa politica è il vantaggio di Bolsonaro, che ha superato le aspettative dei principali sondaggi, i quali davano generalmente Lula avanti. Per il presidente uscente si apre dunque una rimonta non facile.
La partita resta aperta, ma Lula deve allargare il consenso oltre il proprio elettorato e recuperare gli astenuti. Lui stesso ha riconosciuto che il risultato è stato inatteso e annunciato l’avvio immediato di una nuova campagna.
Il merito storico principale di Lula, Partito dei Lavoratori, è avere fatto della lotta alla povertà una priorità concreta di governo, attraverso redditi, salari e accesso all’istruzione. È su questi risultati che va valutata soprattutto la sua esperienza.
Sul piano internazionale, Lula difende l’autonomia del Brasile e il ruolo delle Nazioni Unite, sostiene il diritto dei palestinesi a uno Stato e la ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina, impegnandosi perché la lotta alla fame, alle disuguaglianze e ai cambiamenti climatici diventi una responsabilità condivisa della comunità internazionale
Lula ha conosciuto anche 580 giorni di carcere, subiti sulla base di condanne poi annullate, mentre la Corte suprema ha riconosciuto la parzialità del giudice che lo aveva condannato: una vicenda che ha segnato profondamente la sua vita e la democrazia brasiliana.
Il suo avversario, Flávio Bolsonaro, è un neofascista che raccoglie l’eredità politica del padre e punta sul malcontento per il costo della vita e sulla paura della criminalità, proponendo una svolta a destra e un rapporto più stretto con Trump, mentre promette di liberare il padre condannato per il tentativo di golpe.
Sul piano internazionale, Flávio Bolsonaro propone di legare più strettamente il Brasile a Trump e Netanyahu, promettendo il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme e mettendo in discussione la partecipazione ai BRICS: una svolta che rafforzerebbe il blocco delle destre e, a mio giudizio, ridurrebbe l’autonomia internazionale del paese.
Si può facilmente immaginare quanto grande sia l’impegno di Trump, di Netanyahu e di Milei a sostegno di Bolsonaro.
Il voto in Brasile riguarda anche noi, perché dalla scelta di un paese così importante dipendono gli equilibri internazionali e la possibilità di dare più forza alla pace, alla democrazia e alla lotta contro le disuguaglianze. Per questo è giusto augurare a Lula di vincere il ballottaggio: è una vittoria che merita per ciò che ha fatto a favore dei più poveri e per ciò che può ancora rappresentare, in Brasile e nel mondo, per quanti credono nella giustizia sociale e nella cooperazione fra i popoli.
Enrico Rossi

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