
Giorgia Meloni vola in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati. Ufficialmente per “consolidare la sicurezza energetica” ma i veri obiettivi sembrano altri : convincere gli italiani che lei è impegnata sulla crisi energetica e, nello stesso tempo, mettere chilometri di distanza tra Palazzo Chigi e i problemi interni, i dati economici deludenti e gli scandali che colpiscono vari membri della maggioranza.
Infatti, non sarà certo questo viaggio di due giorni a risolvere i problemi energetici di un Paese come l’Italia che ha un costo dell’energia tra i più alti in Europa.
Partiamo da un paragone concreto. Il 21 marzo 2026, l’elettricità sul mercato all’ingrosso costava 37 euro per megawattora in Spagna, contro 157 euro in Italia e 102 in Germania. Stessa guerra in Medio Oriente, stesso mercato europeo, stesso aumento del petrolio ma risultati completamente diversi. Perché?
La risposta non è nella congiuntura ma nelle scelte fatte negli anni precedenti. Tra il 2019 e il 2025, la Spagna ha raddoppiato la sua capacità eolica e solare aggiungendo oltre 40 GW, più di qualsiasi altro Paese dell’UE ad eccezione della Germania.
Il risultato è che mentre in Italia il gas produce quasi il 45% dell’energia elettrica, in Spagna si ferma al 17%.
Quindi, ogni volta che il prezzo del gas mondiale sale, l’Italia lo sente immediatamente in bolletta.
La Spagna, sempre meno perché ha fatto una politica industriale sull’energia.
Infatti, ancora nel 2019, i combustibili fossili determinavano il prezzo dell’energia in Spagna per il 75%. Nel 2025, quella percentuale era crollata al 19%.
L’Italia, nello stesso periodo, è rimasta ferma: il gas fa ancora il prezzo per il 70%. Pertanto, ogni guerra, ogni crisi, ogni speculazione ci arriva direttamente in tasca e colpisce le famiglie e le imprese.
Tuttavia, anche nella congiuntura, legata alla guerra in Medio Oriente, il confronto tra Italia e Spagna mostra tutta l’inconcludenza dei nostri governanti.
Di fronte all’escalation del conflitto e alla crescita del prezzo petrolio, Madrid non si è limitata ai cerotti. Il governo Sánchez ha varato un pacchetto da 5 miliardi di euro, contro i 500-600 milioni dell’Italia, che include tagli all’IVA sull’elettricità fino al 60%, riduzione delle accise sui carburanti fino a 30 centesimi al litro e aiuti mirati per famiglie vulnerabili e imprese. In più, il piano prevede il potenziamento dei poteri dell’Antitrust per sanzionare chi specula sugli aiuti pubblici. Non fondi alle compagnie petrolifere senza condizioni: controlli e sanzioni per chi approfitta della crisi.
La differenza di approccio è netta. L’Italia ha prorogato di pochi giorni un taglio di 25 centesimi sulle accise dei carburanti — escluso il gasolio — e versato 500 milioni nelle casse delle compagnie petrolifere senza imporre un tetto ai prezzi né tassare gli extra-profitti. La Spagna ha fatto dieci volte di più, con una logica strutturale, non emergenziale.
C’è un nodo che sta alla base del fallimento italiano.
Il governo Meloni ha scelto da anni di ostacolare le rinnovabili e di puntare sulle forniture fossili, convinto che questa fosse la strada della “sicurezza energetica”. Oggi quella scelta mostra il conto. Con la guerra in Iran che fa salire petrolio e gas, l’Italia non ha ammortizzatori propri: dipende per circa il 15% del suo petrolio e il 10% del gas proprio dal Golfo Persico, dove Meloni è volata in visita “lampo” con l’obiettivo dichiarato di consolidare la situazione.
Nel frattempo il ministro dell’Economia Giorgetti evoca una possibile deroga al Patto di Stabilità europeo — cioè il permesso di fare più deficit — per far fronte alla spesa militare e ai costi della crisi energetica. Ma Bruxelles concede deroghe solo in caso di recessione grave. Il cerchio si chiude: senza autonomia energetica, ogni crisi geopolitica diventa una crisi di bilancio.
In questo quadro non manca neppure un paradosso finale.
I fondi ETS, ciò i proventi delle aste sui permessi di CO2, che dovrebbero finanziare la transizione energetica, vengono ora usati dal governo per pagare il taglio delle accise. Ovvero: i soldi che servirebbero a costruire l’alternativa alle fonti fossili vengono spesi per tamponare i danni delle fonti fossili. È come usare i mattoni della nuova casa per tappare i buchi della vecchia.
La Spagna nel 2019 aveva bollette tra le più care d’Europa. Oggi le ha tra le più basse. Non per fortuna, ma per scelte precise fatte anni prima. L’Italia ha avuto le stesse opportunità. Ha scelto diversamente. E il conto, adesso, lo pagano i cittadini alla pompa di benzina e nelle bollette di luce e gas.
Tutto questo ha poi un legame con le scelte di politica estera e di riarmo.
Sanchez ha scelto di non far correre alla Spagna l’avventura funesta del riarmo imposta da Trump; e quindi con i risparmi sugli armamenti può finanziare politiche energetiche, sociali e di sviluppo.
Meloni sì è inginocchiata davanti al presidente americano, pensando così di garantirsi un’ assicurazione sulla sopravvivenza del suo governo; in questo modo ha dovuto finanziare per ben 15 miliardi in più le spese militari.
L’Italia, governata dai pistfascisti è diventata un Paese vassallo di Trump che, oltretutto, con la sua guerra, ha causato la crisi energetica in Europa e nel mondo.
Sarebbe giusto chiedere a Meloni di rimborsare all’erario i suoi molti viaggi negli USA, fatti al solo scopo per ossequiare il presidente americano. E anche questo volo in Medio Oriente dovrà essere aggiunto al conto.
Enrico Rossi

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