I risultati delle consultazioni elettorali nelle quattro città più significative si prestano naturalmente a molte riflessioni ed a molteplici letture, ma ci pare di poter affermare a chiare lettere che il dato che emerge con maggior evidenza sia la definitiva frammentazione del sistema bipolare operata dai singoli componenti delle due coalizioni, tanto a destra quanto a sinistra. Emblematici, in questo senso, i casi di Milano e Napoli dove si intrecciano ancor più strettamente, invece di risultare sciolti dal verdetto degli elettori, tutti i nodi che hanno strozzato la politica italiana negli ultimi anni e che sembrano pilotare verso il definitivo disfacimento i due grandi poli.
La memoria delle primarie milanesi e’ troppo recente perché oggi si possa affermare che il ballottaggio premi il Pd; sappiamo bene, e Bersani lo sa meglio di noi, che Pisapia era il candidato di Vendola, che ha vinto le primarie di coalizione ed ora si attesta come alternativa forte al centrodestra, situazione questa che riapre la ferita mai rimarginata tra centrosinistra e sinistra estrema, una ferita peraltro duplice, perché l’avanzata di De Magistris a Napoli, persino clamorosa nel distacco inflitto al candidato rimediato del Pd, dopo il pasticcio delle primarie, ripropone anche il dualismo con Di Pietro, fin qui rintuzzato alla meno peggio, ma che da ora in poi si annuncia in aspra ripresa. Dunque, se di vittoria del Pd si vuol parlare, e’ una vittoria certamente condizionata che sembra paradossalmente destinata a riaccendere tutte le rivalità interne alla coalizione ed a rimettere in discussione per l’ennesima volta i ruoli nella leadership del partito ma soprattutto gli obbiettivi politici, perché non appare compito facile trovare la quadra fra le visioni populiste ed intellettualoidi di Vendola e le furie giacobine di Di Pietro, e non ci pare che Bersani abbia la forza e le risorse necessarie a governare questa mediazione fino ad una sintesi vincente e soprattutto convincente. Restano, certamente, le vittorie di Torino e Bologna, ma nel primo caso ci sembra giusto sottolineare che Fassino ha raccolto i risultati dei dieci anni di buon governo di Chiamparino, peraltro non amato dal partito e da Bersani che sembrano chiaramente intenzionati a tenerlo in ombra, mentre a Bologna ha pagato una lunga storia di rendita di posizione unita alla mancanza di una proposta alternativa credibile e convincente, ma va anche detto che il risultato di Merola, passato per un soffio al primo turno, non e’ certo travolgente ed il 10% ottenuto dal Movimento di Grillo e’ un segnale a dir poco allarmante per il Pd.
Di sconfitta del Pdl e, nel caso di Milano con Berlusconi capolista, di spallata al berlusconismo, sottoposto, per volontà ostinata e francamente irragionevole dello stesso leader ad una sorta di referendum elettorale personale, invece si può e si deve parlare, soffermandosi soprattutto su un punto che emerge sugli altri, ovvero sul risultato non determinante della Lega, che appare più forte nei territori di provincia piuttosto che a Milano, capitale presunta della Padania dove, dopo tre precedenti tornate elettorali sempre in crescita, accusa questa volta una flessione pesante. La scelta di sostenere la riconferma della Moratti come candidata, invece di proporre la possibilità di un sindaco leghista, non ha pagato fin qui, e si sa che Bossi non e’ uno che ingoi facilmente bocconi amari, soprattutto se questi riguardano quello che lui ritiene essere il suo territorio di elezione, dunque e’ lecito prevedere che una eventuale sconfitta della Moratti al ballottaggio possa aprire uno scenario di duro scontro fra quel che resta del Pdl – e fra quindici giorni sapremo davvero cosa ne resta, anche in termini di uomini – e la Lega che ormai si sente forza di governo. Ma, intanto, il ballottaggio riapre anche il fronte con i fuoriusciti di Fli i quali, seppur non gratificati da risultati elettorali eclatanti, sono già pronti a presentare il conto per il loro sostegno alla Moratti ed a Lettieri a Napoli, un conto che, crediamo, non si limiteranno a presentare solo a livello comunale ma anche al governo Berlusconi, sempre che riescano a mettersi d’accordo fra di loro, visto che Ronchi ed Urso hanno già annunciato che sosterranno il Pdl mentre Bocchino gioca il bluff della scelta programmatica tanto per alzare la posta.
In questo scenario di evidente scomposizione del sistema bipolare, non si può infine tacere il risultato ottenuto dai cosiddetti Grillini, particolarmente significativo non solo per i numeri che ha messo insieme, ma anche per le modalità con cui questo Movimento e’ nato, si e’ chiamato a raccolta e si e’ presentato in campagna elettorale, ovvero attraverso la Rete. Crediamo che questo fenomeno non sia da sottovalutare, al di la’ della sua capacita’ di intercettare un malcontento forte e trasversale, perché esprime la necessita’ che la politica si apra ai nuovi linguaggi della comunicazione e sappia utilizzarli al meglio, non come semplice strumento di propaganda ma come una reale e funzionale cinghia di trasmissione fra partiti e cittadini. Ignorare questo segnale, oltre che da stupidi, sarebbe da insipienti – perché alla fine, un aspetto e’ da cogliere davvero in questi risultati elettorali: si e’ votato con le preferenze, e molti candidati fra quelli fin qui vittoriosi sono stati scelti con le primarie. I cittadini premiano chi sceglie di tornare a restituire loro ruolo e centralità, di riaprire un canale di comunicazione per troppo tempo interrotto, e su questo, più che sui possibili futuri scenari disegnati da laboratori politici chiusi fra le mura segrete del potere, e’ necessario riflettere davvero.
Chiara Boriosi

Ma non meravigliano nessuno più di 60.000 voti nel centro destra, 20.000 a De Magistris, 8.000 voti a Martone e altri 10.000 voti agli altri candidati, cioè circa 100.000 voti distribuiti tra una dozzina di liste civiche a Napoli ? Sono evidentemente partiti nascosti, altro che liste civiche!