Vogliamo rendere onore al 25 Aprile? Bene, ricordiamo gli alleati che ci hanno liberato dai nostri nonni e dalle loro scelte. Prima di tutto, loro: americani del Canada, Usa, Brasile, gli Inglesi ei soldati del Commonwealth. Va a loro, prima di tutto, il ringraziamento di avere riportato la democrazia in Italia. Loro sono caduti sulle spiagge di Anzio e su quelle siciliane per porre rimedio alla follia del complesso d’inferiorità italiana che aveva per venti anni avallato il potere fascista. Le croci del cimitero americano distese sul prato alle porte di Firenze sono una concreta realtà ed esempio. Senza i carri armati e gli aerei degli alleati, nessuna resistenza di partigiani l’avrebbe avuta vinta con i tedeschi che tradimmo al momento del tracollo politico e davanti alla fuga del re, capo dell’esercito italiano, a Brindisi. L a ritirata tedesca fu segnata da varie linee difensive tra le quali, è bene ricordare, quelle più famose e tenaci: La Gustav che attraversava Cassino fino a Ortona e la linea Gotica sull’appennino Tosco romagnolo. Eppure va per la maggiore, chi racconta che a Cassibile, in Sicilia, ci fu un armistizio tra l’Italia e gli Americani. Non fu così: Cassibile, con tutte le sue situazioni equivoche e ambigue, fu una resa incondizionata. E’ bene qui chiarirlo. Perché altrimenti, di quello che è accaduto dopo, resta solo propaganda e illusione, non Storia. Il Paese si ritrovò dopo l’8 settembre del 1943 nella disperazione di una guerra persa, a essere occupata. Fino a quel momento i partigiani erano pochi e soprattutto non erano un esercito regolare organizzato per vincere l’occupante. Fare propaganda oggi, come ieri, non è affermare la verità. I fatti nel dopoguerra furono stravolti per mera necessità politica nell’imminente scontro tra la Russia sovietica e gli Angloamericani che portarono la libertà. L’Italia di quegli anni non partecipò al tavolo dei vincitori, ma fu considerata una nazione sconfitta, seppur per motivi strategici, sostenuta nella ricostruzione ai fini anticomunisti. Il problema fu questo: le forze partigiane per gran parte erano comuniste e non combattevano per la libertà, ma per liberarsi e sostituirsi al fascismo, se almeno ci fosse stata la possibilità. Il vincitore in Europa, infatti, fu Stalin e non Roosevelt. Il 2 maggio 1945, il generale Giucov conquistò il Reichstag di Berlino, issandovi la bandiera Sovietica. La dura riconquista della penisola, è vero, vide i partigiani e quel che rimase dell’esercito italiano al fianco degli alleati, come se una coscienza mai domata fino in fondo, di uomini liberi, emarginati dal fascismo, avessero come fu di fatto, ripreso il percorso che portava alla libertà democratica, ma che non significava repubblica, perché l‘Italia restava ancora una monarchia. Vi parteciparono un po’ tutti i pensieri politici, ma va ricordato che comunque furono pochi: gli echi delle folle fasciste non furono lontani nel tempo e la liberazione dovette fare i conti anche con chi si ostinava e credeva, giusto o ingiusto che fosse, nella difesa fascista a Salò. D’improvviso, alla fine della guerra tutti furono antifascisti e partigiani. Sarebbe il caso di ricordarlo, prima di innalzare inni alla liberazione. Prima di tutto ricordiamo i molti caduti in patria altrui. Loro, furono lontani da casa, anche se la patria e la casa non hanno confini quando si tratta di libertà degli uomini. Ciò, è sempre qualcosa di così grande da spiegare per dar ragione dei morti: civili, alleati, o partigiani che si voglia.
Il 25 aprile, oltre la propaganda.
Pubblicato in : Maidan
Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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