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I turbanti del rancore: la commedia del vittimismo islamico

L’Iran accusa. L’Iran punta il dito, con quella retorica gonfia e impastata di rancore che conosciamo fin troppo bene, fin dai giorni in cui guardammo negli occhi i padroni di Teheran sotto i loro turbanti neri e immoti.

di Giuseppe Basilico | 30 Agosto 2026

L’Iran accusa. L’Iran punta il dito, con quella retorica gonfia e impastata di rancore che conosciamo fin troppo bene, fin dai giorni in cui guardammo negli occhi i padroni di Teheran sotto i loro turbanti neri e immoti.

Oggi sono le voci di Masoud Pezeshkian e del suo ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, a levarsi dal palcoscenico della Repubblica Islamica. Le sanzioni americane – gridano – stanno distruggendo l’economia del Paese. E Washington manipola, altera, avvelena il mercato globale dell’energia per soffocare i popoli che non si piegano.

Ma andiamo al fondo di questa commedia. Guardiamo in faccia la realtà che questi signori tentano di coprire con i loro veli di propaganda.

Masoud Pezeshkian lo ha detto senza giri di parole: l’economia iraniana sanguina sotto i colpi dei decreti di Washington. È il vecchio ritornello del vittimismo di regime. Il presidente descrive un Paese vittima di un assedio ingiusto, un’aggressione invisibile ma letale che strangola i commerci, blocca i flussi bancari e impoverisce i cittadini.

Al suo fianco, Abbas Araghchi rincara la dose. Il capo della diplomazia di Teheran accusa direttamente la Casa Bianca di usare il petrolio e il gas come armi geopolitiche. Secondo Araghchi, il mercato dell’energia non è più libero, ma piegato ai desideri egemonici degli Stati Uniti, che decidono chi può vendere, a quale prezzo e a chi.

Certo che le sanzioni mordono. Certo che l’inflazione galoppa e la valuta locale si scioglie come neve al sole. Ma di chi è la colpa? Di chi è la responsabilità se un popolo antico e colto è ridotto alla fame?

La colpa è di un regime che ha barattato il futuro dei suoi giovani con il fanatismo ideologico. Le sanzioni non nascono dal nulla. Sono la risposta, piaccia o no, a decenni di sfide nucleari, di finanziamenti al terrorismo mediorientale, di diritti umani calpestati nelle piazze di Teheran, dove le donne vengono picchiate a morte solo perché un ciuffo di capelli sfugge al velo obbligatorio.

Accusare l’America di “manipolare il mercato” è il comodo alibi di una teocrazia inefficiente. È il fallimento di una classe dirigente che sa come perseguitare i dissidenti, ma non ha la più pallida idea di come gestire un’economia moderna. Parlano di sovranità, ma dipendono disperatamente dal consenso di Pechino e dalle armi inviate a Mosca.

Pezeshkian era stato presentato come il “moderato”, il volto presentabile del regime, l’uomo del dialogo. Che colossale ingenuità occidentale. In Iran non esistono moderati al potere, esiste solo chi esegue gli ordini della Guida Suprema Ali Khamenei con un sorriso più o meno stampato in faccia.

Queste ultime dichiarazioni dimostrano che la musica non è cambiata. Il copione è sempre lo stesso: la colpa dei disastri interni è sempre del “Grande Satana” americano.

Finché Teheran rifiuterà di guardarsi allo specchio, finché preferirà la retorica del martirio allo sviluppo e alla libertà, i suoi leader continueranno a piangere miseria davanti alle telecamere del mondo, mentre il loro popolo continua a pagare il prezzo più alto.

Giuseppe Basilico 

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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