
Giuda non potendo giustificare il tradimento si tolse la vita impiccandosi appeso a un albero.
Un altro caso indimenticabile, verificatosi il 15 marzo del 44 a.C., è l’uccisione di Giulio Cesare nel Senato Romano sotto la statua di Pompeo per opera di senatori, tra cui Bruto. E Bruto era il pupillo di Cesare. Le pugnalate inferte a Cesare furono 23 e la più feroce fu quella di Bruto. Cesare guardando in viso Bruto disse: “Anche tu Bruto, figlio mio”. E morì.
Gran parte della popolazione rimase sconvolta per la brutale morte dell’amato Cesare. Al funerale svoltosi cinque giorni dopo l’uccisione, Marco Antonio, divenuto Capo dello Stato per successione a Cesare, tenne l’elogio funebre e accusò duramente gli assassini i quali furono costretti a fuggire all’estero per non essere uccisi dal Popolo che amava Cesare.
I Falchi di Giulio Cesare Marco Antonio e Ottaviano (nipote di Cesare) decisero di distruggere Bruto e Cassio. Negli scontri armati tra Bruno e Ottaviano e tra Cassio e Marco Antonio successe di tutto con il risultato finale che Cassio e Bruto si uccisero.
Trascurare gli avvenimenti storici quando s’è a un certo livello sociale, è un errore enorme, perché si opera senza considerare tutti i possibili risultati del lavoro. Esaminando i tumulti interni al PDL, scaturiti da un diverso modo di affrontare la crisi del governo Letta, tra i cosiddetti falchi e colombe del partito, la mente si riporta a tali episodi storici e alle rispettive conclusioni.
I tumulti citati sono stati causati dal modo con cui si esaminavano i comportamenti degli avversari politici con i quali si dovevano trovare accordi programmatici per formare il Governo.
Per i risultati elettorali il governo con una maggioranza stabile doveva essere formato da PD e PDL, partiti nemici da oltre venti anni.
Per salvare il Paese dalla crisi economica, i due partiti, innanzi citati, trovano un’intesa di massima. Il PD pone la pregiudiziale sulla presenza di Berlusconi nel governo, perchè già condannato in primo e secondo grado di giudizio. Quando arriva, infine, la condanna definitiva dalla Cassazione, il PD dichiara la fine di Berlusconi. Il segretario del PD Epifani e il capo gruppo del PD alla Camera dei deputati Speranza fanno dichiarazioni sprezzanti nei riguardi di Berlusconi e avvertono il PDL che si assumerebbe tutta la responsabilità di una crisi di governo che farebbe precipitare l’Italia al punto di essere commissariata e guidata dalla troica annunciata dalla Merkel.
Il gruppo delle colombe del PDL chiede a Berlusconi un voto compatto alla fiducia a Letta, che aveva già respinto le dimissioni dei ministri pidiellini.
I falchi del PDL intuirono subito che il PD mirava a staccare il gruppo delle colombe da Berlusconi e si pronunciarono contrari alla proposta di Alfano.
Berlusconi asserì che votando contro Letta avrebbe fatto il gioco del PD a rompere definitivamente il PDL e a cancellare Berlusconi dalla scena politica. In aula il PDL si presentò diviso e al momento del voto furono tutti compatti a votare la fiducia a Letta.
La mossa a sorpresa di Berlusconi sorprese tutti e in particolar modo Letta, il PD e il Capo dello Stato. Tutti erano sicuri di aver spaccato il PDL e di contare sul voto favorevole delle colombe.
La sorpresa fu così traumatica da indurre Letta a fare un elogio ad Alfano definendolo il nuovo leader del PDL con il quale decidere il piano del governo per la ripresa dell’Italia.
Alfano capisce il gioco del PD, cerca di reagire, ma la rovina l’ha fatta e non è più possibile ricucire con i falchi e con gli elettori del PDL i quali disgustati dal tradimento di Alfano si sono allontanati dal partito per protesta contro i traditori che devono essere espulsi dal PDL essendosi comportati come Fini nei confronti di Berlusconi. Il ricompattamento tra falchi e colombe sarebbe dannoso per l’immagine di FI-PDL.

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