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I Robot Killer: il futuro della tecnologia bellica mostra già le sue fauci

Negli anni ’20 del XXI secolo, la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali ha rialzato la testa, riarmato soldati volenti o nolenti ad essere inviati al fronte e trucidati, è riapparsa all’orizzonte muto di una geopolitica basata su diplomazie stantie per mostrare, nuovamente, le fauci d’acciaio di artiglierie, divisioni, reggimenti e carri armati. Nell’evolversi delle tecnologie belliche verso il futuro della guerra, la tecnologia sta facendo il passo più lungo della gamba e, più presto che poi, saremo di fronte al prevalere dell’autonomia delle armi rispetto a quel controllo umano – militare che, da sempre, contraddistingue l’arte della guerra.

di Yari Lepre Marrani | 22 Novembre 2025

Negli anni ’20 del XXI secolo, la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali ha rialzato la testa, riarmato soldati volenti o nolenti ad essere inviati al fronte e trucidati, è riapparsa all’orizzonte muto di una geopolitica basata su diplomazie stantie per mostrare, nuovamente, le fauci d’acciaio di artiglierie, divisioni, reggimenti e carri armati. Nell’evolversi delle tecnologie belliche verso il futuro della guerra, la tecnologia sta facendo il passo più lungo della gamba e, più presto che poi, saremo di fronte al prevalere dell’autonomia delle armi rispetto a quel controllo umano – militare che, da sempre, contraddistingue l’arte della guerra. Se i grandi teorici della guerra – da Carl von Clausewitz a Renato Vegezio, sino al ferreo feldmaresciallo prussiano Helmuth Karl Bernhard Graf von Moltke, unanimemente considerato uno dei più grandi strateghi militari della storia, particolarmente per la sua capacità (paragonabile a quella di Napoleone Bonaparte o Subedei) di manovrare grandi eserciti in modo elastico, coordinando abilmente i movimenti dei vari raggruppamenti tattici, rimanendo in grado di superare, con la sua oculata prudenza, le situazioni impreviste, in modo da riuscire sempre a concentrare nel momento e nel punto giusto le sue forze, ottenendo una schiacciante superiorità sul campo di battaglia – fossero vivi, probabilmente si domanderebbero quanto ha contato il loro apporto intellettuale allo sviluppo della strategia bellica, quando oggi il mondo si appresta a osservare macchine militari in grado di agire senza un significativo controllo umano. Le grandi qualità profuse in campo logistico, organizzativo e, soprattutto, nella creazione di nuovi metodi di direzione delle forze armate sul campo, rimasti praticamente immutati, nei suoi concetti fondamentali, fino a oggi, sono il lascito principale dei grandi teorici militari prussiani. Oggi siamo di fronte ad una epocale e prevista svolta nell’arte della guerra.

L’evoluzione della tecnologia bellica contemporanea: i cosiddetti Robot Killer

I Robot Killer sono sistemi di arma in grado di selezionare obiettivi di attacco senza un significativo  controllo umano; non sono droni o terminators.

L’assenza di un controllo umano diretto nel comandare i Robot Killer equivale a dire che la decisione di dispiegare la forza letale sarebbe delegata a una macchina, alle macchine. Questo sviluppo di così vasta portata cambierebbe radicalmente il modo in cui la guerra viene concepita e condotta ed è stata chiamata la terza rivoluzione nell’ambito dei conflitti, dopo la polvere da sparo e la bomba atomica. La funzione di selezionare e attaccare autonomamente i bersagli potrebbe essere applicata a varie piattaforme, per esempio un carro armato, un jet da combattimento o una nave. Un altro termine usato per descrivere queste armi è il sistema di armi letali autonome: LAWS- lethal autonomus weapon systems. Non sono droni, come anticipato. Perché? Perché i droni armati, nelle guerre contemporanee – dal conflitto russo ucraino alle stragi israeliane su Gaza City – hanno ancora un operatore umano che controlla il sistema di arma a distanza ed è responsabile per la selezione e l’identificazione degli obiettivi. Non sono neanche terminators. Perché? E’ assai  improbabile che questo concetto di fantascienza e fantaguerra  diventi una realtà nei prossimi decenni. I terminators rimangono finzioni più adatte alla cinematografia che li ha prodotti che ad eventuali scenari di guerra di attuale e prossima venuta. Il problema riguarda la rimozione del controllo umano dalle funzioni critiche di selezione e attacco degli obiettivi. Tale rimozione determinerebbe una sostanziale autonomia dei Robot Killer i quali sarebbero in grado, se evoluti anche grazie all’apporto dell’IA applicata alla tecnologia bellica, di agire con un’autonomia che renderebbe tali ordigni capaci di detonazioni potenzialmente più devastanti rispetto agli attuali sistemi di guerra “consueti”: tale autonomia è già stata sperimentata nell’ultimo, grande attacco dell’Idf a Gaza City, quando i boati terrificanti, le successive onde d’urto, percepibili anche a due o tre chilometri di distanza, e le case tremanti per diversi secondi, sono stati causati dall’impiego da parte delle forze israeliane di nuovi ed efficaci strumenti di morte, prodromici, forse,  a quegli ordigni killer che gestiranno in un vicino futuro, la guerra in totale autonomia, senza efficaci controlli umani. I racconti dei sopravvissuti a Gaza City parlano chiaro: un nuovo strumento di distruzione si è aggirato tra le strade sventrate di Gaza City e gli scheletri dei palazzi. Si tratta dei vecchi blindati per il trasporto delle truppe, in genere M113, riconvertiti e dotati di un sistema di guida a distanza, quindi senza soldati a bordo. L’esercito israeliano li utilizza come droni killer: li riempie di decine di chili di esplosivo e li invia tra le abitazioni di Gaza City per poi farli esplodere. Ma, in questo caso, un evidente controllo umano su tali ordigni ancora è presente e documentabile. Non sarà così per i Robot Killer, la cui elaborazione potrebbe già essere in fase di sviluppo e potrebbero diventare operativi nei prossimi anni.

LAWS: quali scenari, quali pericoli

Una volta era “caricare, mirare, fuoco“, con il soldato che eseguiva tutte e tre le operazioni. Oggi, con la

diffusione dei robot killer, agli esseri umani spetta solo il gesto di premere il grilletto. A identificare

gli obiettivi da colpire ci pensano le cosiddette armi letali autonome – i Laws, i Lethal autonomous

weapons systems – che usano sistemi di intelligenza artificiale per scovare il nemico, trovare

informazioni, attaccare, ritirarsi.

Preoccupate dalla grande capacità di devastazione che questi armamenti hanno già oggi sui campi di

battaglia, alcune associazioni e ONG, organizzate in una campagna internazionale chiamata Stop

Robot Killers, si sono recate all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nell’ottobre 2024 per

spingere gli Stati membri a muovere i primi passi verso una legge internazionale che fermi lo sviluppo

dei Laws. La campagna è nata più di dieci anni fa. In Italia, è stata rilanciata dalla Rete italiana pace e

disarmo e da Archivio disarmo.

Resta il dato di fatto che i Robot Killer, appartenenti ai sistemi Laws, una volta sviluppati, possono

essere armi letali autonome relativamente economiche da produrre e semplici da copiare. Conseguenza

naturale è la loro potenziale ampia proliferazione da parte di attori statali quali dittatori e attori non

statali. I fautori si concentrano spesso sui vantaggi a breve termine dell’impiego di armi letali autonome,

ma trascurano la prospettiva a lungo termine che queste armi possano essere utilizzate contro la loro

popolazione militare e civile.

Yari Lepre Marrani


Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Yari Lepre Marrani

Yari Lepre Marrani, giornalista culturale. Da anni collabora con diversi giornali tra i quali l’Avanti, il Pensiero Mazziniano e il Corriere Nazionale, come divulgatore culturale.
Su questi giornali scrive contributi strettamente storici e culturali che spaziano dalla divulgazione storica alla critica letteraria sino alla politica contemporanea. Alcuni suoi contributi di analisi politica sono apparsi anche su Affaritaliani.it e Notizie Geopolitiche.net .

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