La pacificazione esalterebbe il valore della democrazia e della repubblica. Essa valorizzerebbe l’orgoglio nazionale nei rapporti europei e internazionali.

Dopo il voto popolare, l’Italia è stata divisa in concreto in quattro settori pressoché uguali: “ La Sinistra, la Destra, il Movimento 5Stelle e i non votanti”.
Ciò dimostra che il 50% della popolazione ha ancora un riferimento politico e l’altra metà non ha più fiducia dei Partiti politici e delle Istituzioni.
I voti dati al Movimento di Beppe Grillo sono la dimostrazione del malcontento, della diffidenza, della non stima dei partiti politici e dei poteri dello Stato.
La faida tra i partiti, tra questi e la Magistratura, tra i poteri forti e il Governo ha fermato ogni iniziativa per la crescita socio economica del Paese.
Per modificare tale stato di cose è necessario un lungo periodo di pacificazione nazionale. Essa è indispensabile per esaminare con la dovuta ponderatezza i problemi delle nuove professionalità, per vitalizzare i settori del lavoro con ricercate tecnologie, atte a competere con un mercato multinazionale di prodotti riguardanti i diversi settori della società.
La pacificazione esalterebbe il valore della democrazia e della repubblica. Essa valorizzerebbe l’orgoglio nazionale nei rapporti europei e internazionali.
Solo il clima di pace consolidata, che rafforzerebbe lo stato di sicurezza nazionale dai tentacoli della mafia e della delinquenza, farebbe tornare in Italia gli imprenditori stranieri e italiani con enorme vantaggio per la ripresa economica e per l’occupazione lavorativa.
Il coraggio di taluni politici a sostenere la validità della pacificazione nazionale non è condiviso da chi non trae un vantaggio personale da tale situazione. Ci sono esponenti del PD che definiscono l’accordo PD-PDL, un tradimento per la loro base politica che vede in Berlusconi il nemico da distruggere possibilmente fisicamente. Contestualmente maledicono chi ha voltato PDL che sembrava essere scomparso dalla scena politica. L’amarezza di tali pidiessini trova una comprensibile giustificazione per la loro forma mentis politica più stalinista che democratica.
Per un clima di pace generale non si possono condividere i talk Show televisivi politicizzati e specializzati a seminare veleno sui rispettivi avversari politici. Tali spettacoli non possono omologarsi al sistema politico di pacificazione perché i vari presentatori correrebbero il rischio di dover fare un altro mestiere meno teatrale e meno retribuito. Che cosa farebbe Marco Travaglio se smettesse di trasformare un avvenimento normale in reato doloso penalmente perseguibile. Lucia Annunziata potrebbe mai smettere di definire impresentabili i rappresentanti della destra politica? Il giornale La Repubblica, di Eugenio Scalfari, nemico dichiarato di Craxi e ora di Berlusconi, come può trattare argomenti di pacificazione nazionale voluta da una situazione storica particolare per PDL e PD, se il suo scopo è aggredire gli avversari politici.
La sinistra stalinista e gli ex democristiani confluiti nel PD non riescono a interpretare il fenomeno storico tant’è, che Rosy Bindi, per citare un nome, sta male psicologicamente quando è costretta a votare un provvedimento governativo voluto dal PDL.
I problemi drammatici del Paese passano in secondo piano quando c’è da sistemare una questione di poltrone sia all’interno del Partito sia in Parlamento. Quanto accaduto per l’elezione del Capo dello Stato si commenta da solo.
Le liti interne al PD si sono assopite appena saputo della condanna di Berlusconi a quattro anni di carcere e a cinque d’interdizione dai pubblici uffici. Sono in festa nel PD immaginando la fuori uscita dalla scena politica di Berlusconi dando per scontato che la Cassazione confermerà la sentenza di secondo grado.
La citata sentenza era stata preparata da parecchio tempo, ed è dimostrato dalla breve durata in camera di Consiglio dei giudici.
La reazione da parte di tutto il PDL era scontata, come pure la reazione di piazza che potrà far scoccare le prime scintille di una feroce rivolta civile.
Anche Letta sembra rassegnato a non poter portare avanti il compito di pacificazione nazionale.
Il PD, forte dell’aiuto della Magistratura rossa, tenterà di far dimettere Napolitano, votare Prodi Presidente della Repubblica e formare un governo con l’aiuto del Movimento 5Stelle.
Teoricamente il disegno PD è proponibile. C’è l’incognita del voto e difficilmente il PD e il Movimento 5Stelle potranno ripetere il risultato delle ultime elezioni.
Il Popolo non potrà premiare chi sta fornendo prova di ignorare i problemi del lavoro, dei suicidi, dei fallimenti di tante imprese che erano l’orgoglio dell’Italia, delle famiglie che si rivolgono alla Fratres per un piatto caldo soprattutto per i bambini e dei giovani diplomati e laureati senza una prospettiva di lavoro. La fine del PD è decisa dalla storia esattamente com’è stato per il comunismo stalinista. Il Civati che odia Berlusconi si attivi per far cadere il Governo Letta e ci si confronti subito con una nuova votazione così si renderà conto dei suoi errori e del suo spirito combattivo di Donchisciotte.

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